lunedì 12 febbraio 2018

Io Dissento



Ci sono molte persone che sostengono quanto sia buio il periodo storico che stiamo vivendo. Lo dicono in relazione ai dissesti socio-economici che il nostro paese (e altri, non dimentichiamolo) attraversa da parecchi anni. 
Disoccupazione, indebolimento della classe media e allargamento della classe povera, immigrazione, aumento della criminalità. Sarebbero queste le cause della situazione attuale. Ovviamente, è un errore di forma, perché questi sono effetti, non cause.

Possiamo non essere d'accordo, ma la causa principale del fallimento di un sistema è, senza alcun dubbio, la politica. Il Governo. Nel nostro caso, l'Italia, le cause sono equamente suddivise tra i vari governanti che si sono succeduti negli ultimi venti o trent'anni.

Eppure, per quanto brutto sia il momento che viviamo, poteva decisamente essere peggio di così.

Non la pensano allo stesso modo, ahimè, i geni che ogni giorno vanno a riempire le fila di una puzzolente e nauseante nostalgia di altri tempi. 

Si inneggia a un fascio, a una svastica, a una falce e martello in memoria di cose di cui non abbiamo più memoria. E quand'anche, ci siamo dimenticati cosa la Storia ci ha riportato di quegli abomini. 

Il ritornello che più si sente in Italia oggigiorno è "se ci fosse lui". Vi dice niente?
Il ritorno a una dittatura per avere più legge e ordine. Vi dice niente?

Non riesco a capire tutta questa nostalgia (dietrologia) per un sistema che nega innanzitutto la libertà di espressione. Questo tipo di libertà non è qualcosa che puoi definire in due parole. Essere liberi di esprimersi significa tante cose e per gente che è nata e cresciuta proprio con questa libertà bella e servita non dovrebbe essere facile immergersi in una simile realtà. Invece (a parole) pare di sì.

Già, a parole.

Sono tutti bravi a dire che se ci fosse Tizio le cose andrebbero diversamente e non ci sarebbero questi o quei problemi; o che se ci fosse Caio avremmo lavoro per tutti e pensioni e scuole e altre assurdità.

Quando le persone parlano di Dittatura non sembra che sappiano di cosa parlano. Hanno dimenticato La Storia.

Questo sistema di governo non implica che ci sia una legittimazione popolare, ma esattamente il contrario e, di conseguenza, tutto ciò che fa il governo (dittatoriale) va bene anche se non va bene al cittadino. In altre parole: o sei d’accordo, o sei contro il Regime. E se sei contro il Regime, beh, non puoi aspettarti un buffetto e una reprimenda. Proprio no.

Nazismo, fascismo, comunismo (sovietico) sono alcune tra le prove documentate più note che la forma dittatoriale non ammette punti di vista alternativi.

“Io dissento” non esiste sotto una dittatura.
Certo, puoi pensarlo, ma dirlo può costarti caro.

Alcuni dei punti più assurdi su cui puntano coloro che inneggiano al ritorno di questa forma di governo sono: la giustizia, l’ordine, l’equità, il lavoro.
Tutte e quattro queste cose sono, in un sistema dittatoriale, subordinate alla volontà del dittatore e del suo entourage di governo.

Qualcuno sostiene che il Sistema in cui viviamo sia una forma di dittatura silenziosa e questa è palesemente una stronzata. Questo perché siamo Noi a permettere che un certo tipo di azioni vengano fatte e altre no.

Il sistema in cui ci troviamo (in Italia o in un qualunque altro paese europeo) implica che il governo prenda delle decisioni che poi saranno applicate alla vita dei cittadini, ma essendo questo sistema democratico può essere che i cittadini non siano d’accordo. Ad essi è permesso dissentire, protestare, insorgere. Soprattutto, è permesso votare.

Per ora dissentiamo e protestiamo, ma non siamo ancora insorti. Però votiamo. Ogni volta che lo facciamo mettiamo qualcuno nelle condizioni di decidere per noi, non con noi, per una strana forma di subordinazione che abbiamo, noi popolo, accettato di buon grado e silenziosamente.

Certo, qualora fossimo davvero esasperati, potremmo insorgere, magari facendolo con sistemi altamente civili, come ad esempio il blocco delle produzioni industriali, ma siamo troppo pigri per farlo e, come ho già detto un miliardo di volte, non stiamo ancora così tanto male (esasperati? Non troppo).

Se dovessimo insorgere, il governo avrebbe due scelte: venire a parlamentare con noi o usare la forza.
La differenza sta in queste cose.

In un sistema dittatoriale non solo non puoi dissentire o protestare, ma insorgere (anche civilmente) ti costerebbe la vita. E votare sarebbe un’utopia.

Quello che non capiscono le persone che straparlano di ritorno del Duce, di Hitler, di Stalin, è che sotto questi sistemi di governo ti è concessa solo la libertà di pensare. Tutto il resto deve essere in linea con quanto dice la Dittatura.

Qualche esempio?
Non esiste la possibilità di esprimere un parere diverso da quello del Regime.
Se il Regime dice che ti devi sposare, tu ti sposi.
Se dice che gay è male, tu sei etero.
Se dice che la musica straniera non si ascolta, tu non la ascolti.
Se dice che devi lavorare sette giorni la settimana, lo fai.
Qualsiasi cosa decreti il Regime Dittatoriale per te è Legge e non puoi esimerti. Non Puoi.

Ora, le persone nate e cresciute in un sistema dove puoi dire, fare, urlare, non fare, negare e poi assentire vorrei che mi spiegassero come potrebbero adattarsi, dall’oggi al domani, ad un sistema coercitivo come questo.

Esempio: il Regime ha deciso che tu sei un reazionario. Tu neghi e dici che non è vero. Pensi di aver diritto ad un processo equo? Non solo non lo sarà, ma sarà difficile che tu possa avere un processo. Verrai preso e sbattuto in galera, bene che ti vada. Questa è la giustizia di Regime.

Legge e ordine? Un insieme di regole che devi rispettare sempre e non sono consentite deroghe. Pensate sia semplice?

Sapete quanto è facile infrangere una regola anche inavvertitamente? No, non lo sapete, perché non siete nati sotto una dittatura, ma dentro un sistema elastico che può adattarsi a qualsiasi situazione.

Però, anche nella Dittatura esiste la corruzione. Ah, sì, quella esiste anche lì.
Se hai infranto una regola, ma puoi comprarti il silenzio, puoi farlo. Non si dice, certo, ma si fa.

E nelle dittature, tutte quante, corrompere si può. Perché ci può essere sempre qualcuno pronto a farsi comprare, qualcuno che può essere ricattato, qualcuno che ha meno scrupoli, ma, attenzione!, sotto le dittature non esiste la giustizia giusta, ma vige quella sommaria. Quindi, chi hai comprato ieri ti si può rivoltare contro oggi. E se hai scelto male l’obiettivo, sulla forca ci finisci tu.

E il lavoro? Il lavoro è subordinato alle direttive di Regime e non puoi contestarne le formule, nemmeno se sono palesemente ingiuste e inique.

La scuola? Ogni forma di insegnamento sarebbe vagliata secondo criteri essenzialmente unidirezionali. Quindi si imparerebbe solo quello che vuole il Regime, solo come lo vuole e nei modi e nei tempi che esso prevede. Informazione plurale? Te la puoi scordare.

Noi viviamo in un sistema marcio nelle sue fondamenta, ne sono consapevole, ma è anche vero che non dovremmo mai dimenticare che possiamo (ancora) scegliere cosa, come, dove e anche perché. Questo Sistema ormai deragliato e palesemente in via di implosione ci dà ancora la possibilità di informarci su un piano multimediale vero. Possiamo ancora (potremmo, ad essere onesto) riuscire a far andare le cose diversamente.

Ci devono essere leggi e ci devono essere regole, ma egualmente dovrebbero esserci diritti. Dico dovrebbero perché il nostro problema non sono le forme di governo, ma le persone che le compongono, la corruzione che dilaga al loro interno.
Sono le persone, i governanti, il vero problema.

Ma quando si parla di Dittatura ci si dimentica che i diritti all’interno di questa forma di governo sono assolutamente e iniquamente subordinati ai voleri della Dittatura stessa. Quindi i cittadini avranno oneri e doveri, ma ben pochi onori e diritti.

La Libertà, espressa in tutte le sue forme, Non Esiste All’Interno Di Una Dittatura.

Dovremmo sforzarci di volere un sistema sano e batterci per quello. Un sistema che prevede più punti di vista e più soluzioni. Onestamente, quello che abbiamo è un sistema fallato, ma ci consente ancora di vedere.

La forma dittatoriale, invece, prevede un solo tipo di punto di vista, il proprio. Che deve essere tuo anche se non lo vuoi.

Tra i tanti e detestabili mondi in cui potevo nascere, preferisco ancora questo, dove posso ancora dire, liberamente:

Io Dissento.




domenica 1 ottobre 2017

Il Bel Tacer Non Fu Mai Scritto







Il nostro è un mondo complesso, ma di per sé equilibrato. Noi umani non facciamo altro che complicarlo in modo isterico e, facendo questo, ci rendiamo le esistenze assai difficili. Non solo mandiamo a “gambe all’aria” quel che madre natura ha meticolosamente costruito, ma facciamo in modo di rendere la vita (umana) terribilmente complessa e deprimente.

Già prima della comparsa dei social network eravamo dei menagramo e degli azzeccagarbugli coi fiocchi, ma adesso che abbiamo la tecnologia dalla nostra siamo diventati maestri nel prendercela con chicchessia ogni volta che un neurone ci va in corto (piuttosto spesso, ahimè).

Su “Faccialibro” puoi veramente trovare di tutto e se alcune cose sono assolutamente condivisibili, come il tiro a segno al politico di turno, altre rasentano la stupidità.

Tutto ciò che permette all’individuo di potersi sfogare, Facebook e affini sono lì pronti ad accoglierlo. Dalla caccia all’immigrato, al daje contro i comunisti. Dalla follia pro-nazi al folle vegano che vorrebbe vedere i carnivori (umani) morire appesi a ganci da macello.

Ma non solo. Ci sono anche cose meno “perniciose” ma comunque fastidiose, come il proverbiale fare di tutta un’erba un fascio puntando su alcune categorie.

Ad esempio, i medici.
Possiamo dire che i medici siano una categoria inattaccabile? Me ne guardo bene, ma possiamo definirli tutti incapaci, o tutti collusi a qualche fantomatico sistema? Possiamo provare che essi NON siano MAI in buona fede e NON sappiano fare il loro mestiere? No, non possiamo. Malgrado ci siano evidenti prove di malasanità qual e là nel nostro paese, e nel corso degli anni, dire cose del genere non ha un minimo di senso logico.
Come in tutte le categorie di professionisti, ci sono quelli molto bravi, quelli bravi e quelli meno bravi. Ci sono quelli capaci e portati per la professione e quelli che lo sono meno.

E le forze dell’ordine?
Possiamo dire che siano tutte corrotte, incapaci, negligenti? Sarebbe un abominio una simile pretesa!
Ci sono poliziotti, carabinieri e vigili urbani capaci, in gamba e comprensivi e altri che lo sono meno. Tra l’altro, queste categorie devono rispondere a dei comandi precisi che vengono dall’alto e quindi spesso succede che noi giudichiamo l’operato del singolo agente senza tenere conto che lui ha delle precise direttive da seguire.

E gli insegnanti?
Possiamo definire gli insegnanti delle scuole tutti degli incapaci vista la gioventù che abbiamo intorno e che pare, a noi un po’ più vecchi, un tantino persa chissà dove? Possiamo pensare che se abbiamo tanti giovani sbandati sia tutta colpa della scuola (e quindi degli insegnanti) oppure la verità è un’altra e gli insegnanti, come le altre categorie citate, possono essere molto bravi, meno bravi o bravi per niente?

Al solito, generalizzare non serve a niente, ma solo a scaldarsi la bocca perché non si hanno argomentazioni intelligenti per sfogare la propria isteria.

Come ripeteva spesso mia madre: il bel tacer non fu mai scritto.

venerdì 8 settembre 2017

Dire Cazzate E Far Danni





E' da un po' di tempo che non mi occupo più della situazione del nostro paese. Di tanto in tanto questa crisi mi prende e non sono più capace di leggere i giornali, ascoltare i tg, vedere talk show politici. Mi succede perché vado in overdose di stronzate.
Poi, ovviamente, ritorno sui miei passi e compro un quotidiano.
Ecco.
A questo punto scopro che, a distanza di mesi, non è cambiato niente. È tutto come prima.
Allora mi dico: che cosa curiosa, il tempo passa ma è come se vivessimo in una sorta di bolla sospesa.
Il governo è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.
L'opposizione è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.
La chiesa è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.
La televisione è ancora lì e continua a dire cazzate e a far danni.

Tutto è ancora lì. A dir cazzate e a far danni.

Come mai siamo un paese ridotto in questo modo?
Come ultimi Presidenti del Consiglio abbiamo avuto:
un egomaniaco psicotico;
un presunto professore (distruggi-aziende);
un Tecnico chiamato a sistemare i conti (che non ha sistemato, ma si è fatto lautamente pagare);
uno che ha mancato lo scranno ma voleva smacchiare i giaguari (e chissà che cazzo avrebbe combinato se avesse raggiunto lo scopo);
un bambolotto con il peso politico della mozzarella, ma la faccetta buona;
e infine il clone ringiovanito dell’egomaniaco psicotico di cui sopra, che si è auto-eliminato solo per tentare di tornare da “eletto dal popolo”.
Dell’ultimo in ordine di tempo, Gentiloni, non ha nemmeno senso parlare.

Ma perchè?
Io non voglio, come risposta, sapere che in altri paesi possono essere messi come noi, non me ne frega un cazzo. Io sono italiano e dell'Italia vorrei potermi occupare. Invece mi devo (pre)occupare.
E sono preoccupato. Molto.

Abbiamo ancora pregiudicati in parlamento. Debiti di stato superiori alle entrate. Organismi che non funzionano. Tasse inutili e applicate soprattutto alle fasce di reddito più deboli. Infrastrutture inesistenti. Organi che dovrebbero essere competenti che non sanno una cippa e non fanno niente e problemi da risolvere senza qualcuno che se ne occupi.
Abbiamo disoccupazione, crisi economica e Pil allo sbando e straparliamo ancora della Tav, del ponte sullo stretto e crisi energetica.
Abbiamo tutto questo da quanto, ormai? Trent’anni?

A tutto questo scenario da girone dantesco si è aggiunto il problema della migrazione incontrollata che sta danneggiando un tessuto sociale già pesantemente incrinato. E non mi si venga a dire che non è così, perché se è vero che l’immigrazione c’è sempre stata è anche vero che un flusso così alto non si era ancora visto e non si è fatto niente (Niente!) per regolarlo o, almeno, per dare un indirizzo preciso di diritti e doveri a chi è arrivato.


Siamo una terra fiorente, ma non sfruttiamo nulla. Siamo stati un popolo di inventori, scienziati e letterati ma abbiamo smesso di creare e sviluppare in modo efficace. Stiamo solo demolendo. Anche quando costruiamo.

A Ferrara, nella mia città, abbiamo investito soldi pubblici per rifare la pavimentazione stradale di Corso Martiri della Libertà e Piazza Trento e Trieste invece di sistemare tutte le altre strade di percorrenza, piene di buche e rappezzate alla buona.
Spendiamo vagonate di soldi per fare delle rotonde a ogni angolo e installiamo colonnine contapersone in piazza (a che cazzo servono?!) invece di pensare a dare una mano a chi ha bisogno, ad esempio non togliendo denaro alla Sanità Pubblica.

E a proposito di Sanità… Quell’assurdità dell’Ospedale di Cona ci è costato una cifra da capogiro e per cosa? Per avere meno posti letto di quanti ne avevamo prima col vecchio ospedale e meno personale (con aggravio sui tempi di attesa e di costi per prestazione).
E i servizi alla persona? Idem come sopra. Una volta (fino all’anno scorso) il servizio OSS (Operatori Socio Sanitari) era gratuito per le fasce di reddito più basse. Adesso lo devono pagare tutti! Pensionati con la minima compresi!

Abbiamo obbligato i commercianti del centro storico a vedere le proprie entrate dimezzarsi perché si è voluto sventrare le due piazze centrali in estate, cioè nel momento del flusso turistico maggiore, invece di pensare a salvaguardare le aziende. E molti di queste hanno chiuso i battenti.

Avevamo già i nostri bei problemi a gestire la criminalità nostrana e abbiamo importato quella di altri paesi. Gli abbiamo regalato una parte della città e adesso protestiamo perché non ci sentiamo più sicuri.


E Ferrara è solo lo specchio di una nazione che non sa cosa fare, che gira intorno a sé stessa ingrassando le tasche dei soliti noti, quasi tutti dai sessant'anni in su e che per il futuro ha previsto solo di avere una bella vecchiaia dorata mentre il resto della gente rimane in linea di galleggiamento. Quando riesce a stare a galla, naturalmente.

Allora, è questo il futuro?
Da decenni a questa parte non è cambiato niente, anzi, è peggiorata la situazione.

Ascolto i telegiornali e vedo e sento sempre le solite maledette cose.
E non me la prendo solo con la politica. Perché se i politici sono lì e la loro cricca con loro, è anche colpa mia. Colpa nostra.
Se non abbiamo più, da tempo immemore, un'opposizione forte e propositiva è anche colpa mia e colpa nostra.

Continuiamo ad ascoltare cazzate e vedere danni senza dire niente, senza protestare, senza fare nulla che non sia un lamento, diffuso, continuo e fastidioso, perché poi torniamo a comprare il vestito costoso, la play station, l'automobile, l’ultimo modello di smartphone e facciamo il mutuo.
Facciamo spallucce e "speriamo che me la cavo".

Una volta si facevano rivoluzioni. Si facevano occupazioni e proteste vere.
Una volta si rovesciavano i governi malgestiti e i tiranni.

Oggi invece no.
Continuiamo ad aspettare che un miracolo ci salvi attaccati alla frase "io da solo che posso fare?".
Mi ci metto anche io. Non sono diverso dagli altri.

In fondo, abbiamo tutti una gran paura e siamo mossi da alto egoismo.
Non solo abbiamo paura di perdere il lavoro, ma anche di non poter noleggiare l'ultimo dvd, di non poter andare in vacanza, di non poter fare l'aperitivo in centro, di non poter avere il tv lcd, di non essere cool o fashion o semplicemente di non essere dentro al gruppo che voterà chi vince il Grande Fratello.
O di non poter vedere il campionato di calcio allo stadio o in diretta tv.
E così, beliamo e beliamo e ogni tanto alziamo qualche timida protesta, ma niente di troppo impegnativo, sia mai che ci prendano sul serio, lassù, dove ci comandano.

Usiamo i social network per fare i leoni, per dire cose che non avremmo mai il coraggio di fare (non dite “io sì”, perché manca l’onere della prova) e, peggio di tutto, critichiamo a voce -bassa- Comuni e Governo, ma poi lisciamo il pelo al sindaco o a un assessore per convenienza.  

Siamo pecore? In parte sì. Abbiamo il cane pastore che ci dirige e siamo contenti così. Ma siamo anche degli ignobili voltagabbana e dei profittatori, perché per opportunismo, per il nostro piccolo e squallido orticello, ci inginocchiamo a strisciare e leccare scarpe.

E pare ci piaccia, purtroppo.

Vediamo gente che dice cazzate e fa danni e ci governa, ci opprime, ci seduce, ci sevizia, ci sorride e poi ci sodomizza.
Ma dolcemente, facendo sì che appaia qualcosa di diverso.
Ci facciamo vendere fumo e aspiriamo contenti come se fosse profumo inebriante.

Siamo circondato da gente che dice cazzate e continua a far danni, ma non vogliamo ascoltare.
Avremmo bisogno di leggi dure per combattere il crimine a tutti i livelli e rendere la società quello che non è più da tanto tempo: Civile. Avremmo bisogno di leggi per tutti, da applicare a tutti e sempre, e invece no, perché nel nostro piccolo noi vogliamo sempre uno spiraglio in cui sgattaiolare e aggirarla, la legge. E così facendo creiamo continui precedenti che serviranno anche per chi commette reati veri, brutali e tremendi.

Vogliamo la legge e l’ordine ma non vogliamo un’applicazione equa, a tutti, anche a noi. Vogliamo libertà e democrazia, ma non conosciamo né l’una, né l’altra e, soprattutto, non ce ne frega un cazzo, onestamente.

Perchè domani gioca l'Italia.
Perchè fra poco arriverà il Natale.
Perchè stasera andiamo a farci l’aperitivo in piazza.

E via così.
Senza che nulla muti.
Mai.


Complimenti. Ma solo a quelli che si oppongono realmente a tutta questa merda.
E sono così pochi che non val la pena di contarli.

Tutti gli altri…a dir cazzate e a far danni. Chissà, probabilmente anche io.


Saluti.


domenica 3 settembre 2017

Il Risveglio Vibrazionale (Riuscire A Spezzare Le Catene Di Questa Realtà)




La nostra realtà

In che tipo di realtà viviamo? Sembra una domanda trabocchetto, ma invece nasconde una riflessione che vale la pena affrontare.

La nostra è una realtà dominata dai cinque sensi, perché ogni azione, ogni reazione, ogni stimolo è vincolato ad essi. Ma è pur vero che gli stessi sono comandati dal nostro cervello. Possiamo dire che sono volontari i comportamenti legati a queste cinque percezioni? Non proprio.

Noi crediamo di avere il controllo, ma non è così, perché in buona parte reagiamo passivamente a stimolazioni meccaniche. Se qualcuno avesse la capacità di indurci a fare qualcosa, a reagire in modo condizionato, non avrebbe forse un enorme potere sulle nostre vite? Purtroppo, è esattamente quello che accade, perché la “schiavitù” che abbiamo nei confronti del mondo “sensoriale” è così alta da renderci facilmente manipolabili.

Quello che viene chiamato “Sistema” è un oscuro meccanismo che ci induce ad agire in modo irrazionale, ma che noi crediamo sia logico e perfettamente sensato. Non sto parlando di qualche misteriosa organizzazione mondiale, ma semplicemente di una logica evoluzione dei poteri economici, politici, sociali; in accordo o in disaccordo che siano, quelli che siedono nelle “stanze del potere” decidono delle nostre vite perché sanno, attraverso studi approfonditi sulla psicologia dell’individuo e delle masse, come possiamo essere pilotati.

Eppure, questo potrebbe cambiare.


Un altro livello di coscienza e di dimensione

Ci sono voluti secoli per arrivare a capire che il tempo è una dimensione del nostro universo fisico. Prima esso era considerato una percezione.

Noi sappiamo che la coscienza è un insieme di impulsi elettrici creati dal nostro cervello. Il pensiero è la spinta attraverso la quale siamo in grado di evolverci, ma in passato anche il pensiero e la coscienza avevano subìto lo stesso trattamento del tempo.

Oggi siamo in grado di affermare, seppur nei limiti di una conoscenza ancora ai primordi, che esistono vari stati di coscienza. La nostra mente è un mistero fittissimo che piano piano stiamo dipanando e ciò porta con sé possibilità che prima ci erano precluse.

Così come abbiamo scoperto che possono esistere più universi “fisici”, così possiamo affermare che ci sono più dimensioni per la nostra coscienza. La multidimensionalità potrebbe essere, in futuro, la vera dimensione in cui muovere le nostre esistenze e quindi far fluire in un unico amalgama, coeso e distinto, le essenze di ciò che siamo.

Come può essere possibile una simile transizione se quello che viviamo, oggi, è esattamente il contrario? È solamente un’ipotesi fantasiosa?


La gabbia sensoriale e lo stato vibrazionale

Ogni cosa nel nostro universo vibra a una data frequenza. Tutto quanto. Persino in quello che noi chiamiamo Stato di Quiete un corpo non è “fermo”, ma a livello subatomico è in continuo movimento. Ciò determina una oscillazione che, seppur impercettibile a livello cosciente, unisce tutto quello che esiste in un ininterrotto scambio di vibrazioni.

Purtroppo, la “schiavitù fisica” che abbiamo silenziosamente accettato ci impone di credere solamente a ciò che possiamo vedere, sentire, toccare, annusare, gustare, precludendoci la possibilità di fare quel salto evolutivo necessario per giungere a un nuovo e più ampio stato esistenziale.

Nel corso della Storia qualcosa si era già mosso affinché la conoscenza si ampliasse, arrivando fino a noi. Sciamanesimo e Nada Yoga sono un esempio di come le armoniche del corpo umano (vibrazioni) possono essere studiate mettendole in relazione con le onde tonali dell’universo in cui siamo immersi. Questo crea uno Stato Vibrazionale estremamente armonioso, tale da poter produrre un effetto di scambio.

Certo, cementati come siamo dal “qui e ora” e dal “vero e falso”, dolorosi e sciocchi assoluti, fatichiamo a credere che queste cose siano reali quanto il nostro lavoro, le bollette da pagare, la vita, la morte e tutto quel che sta nel mezzo. Il Sistema ha indotto in noi una ossessione terribile nei confronti del concetto “materiale” di esistenza e questo perché individui assecondati sono più facili da controllare. Essi producono. E la produzione è l’unica cosa che conta in un universo “a cinque sensi”.

Ma l’effetto di scambio di una comunità con coscienza “multidimensionale” porterebbe le cose a cambiare radicalmente. Una società di persone distinte, ma coese. Un insieme che agisce come un collettivo senza perdere l’individualità di ognuno. Possibile o solo utopia?


Coscienza e tecnologia, evoluzione a due velocità

Ci sono dei tipi di insetti, come le formiche, che ci forniscono un bell’esempio di comportamento eusociale. La loro cooperazione è alta e organizzata grazie al continuo scambio di informazioni tra gli individui del formicaio. In un certo senso anche gli esseri umani si comportano allo stesso modo, ma al contrario degli operosi imenotteri noi abbiamo l’individualità come propulsore primario e questo porta l’ego a essere un pericoloso ago della bilancia.

Come le formiche, noi adoperiamo ampiamente lo scambio di informazioni. Come detto, spesso il fine di questo gesto è per un puro interesse personale e troppo di rado per un beneficio della comunità in cui siamo inseriti. Eppure, è innegabile che l’essere umano sia un animale sociale e che dalla socialità tragga grandi vantaggi.

L’evoluzione tecnologica è quella che più di tutto ha giovato dello scambio informativo, però ha lasciato indietro lo sviluppo di una maggiore coscienza, sia individuale che collettiva.

Malgrado scienza e tecnica negli ultimi cento anni abbiano fatto un pazzesco balzo in avanti tutto quello che riguarda la parte spirituale e mentale è rimasta paurosamente indietro; siamo fondamentalmente ancora dei bruti, dei violenti, mossi da passioni fortemente materiali e, ancora una volta, schiavi di un mondo sensoriale che privilegiamo a scapito di tutto.


Il risveglio vibrazionale e la manipolazione della realtà

Nonostante il quadro generale sia piuttosto deludente, esistono quelle che potremmo chiamare “celle di risveglio interiore”. Qua e là, nel nostro mondo scosso e comandato dal Sistema, gruppi di persone hanno iniziato un percorso alternativo, creando luoghi di raccolta (spesso virtuali, grazie alla incredibile diffusione del web) dove si spiega perché non possiamo essere legati solamente a questa realtà e quale senso abbia un movimento di apertura verso stati di coscienza superiori.

A scanso di equivoci, non stiamo parlando di strane affiliazioni come Scientology o di movimenti pseudo religiosi, ma di qualcosa che ha come base la scienza.

Come abbiamo scritto, ogni cosa ha una sua vibrazione. Anche il nostro comportamento ha una sua lunghezza d’onda. E se a questo aggiungiamo una buona psicologia di base, quella comportamentale, si può comprendere quanto possa essere semplice un passo in avanti.

Per esempio, se un giorno ci svegliamo innervositi i nostri pensieri saranno quasi sicuramente negativi e vedremo tutto storto, anche le cose che il giorno prima non lo erano; saremo nervosi, influenzando negativamente anche chi ci sta attorno con il nostro comportamento.
Se invece ci svegliamo positivi tutto quello che prima era visto come negativo lo vedremo sotto un altro aspetto, cioè migliore, più armonico, influenzando le persone questa volta in maniera positiva.
In un certo senso possiamo dire che pensieri e atteggiamenti creano il mondo che percepiamo e che facciamo percepire.

C’è una legge, che si chiama Legge di Attrazione, che dice: “Ogni cosa attrae altre cose che hanno lo stesso tipo di vibrazione, per cui noi, attraverso la forza di attrazione, attiriamo nella nostra vita tutto ciò che ha la nostra stessa vibrazione.”

In una società impostata sull’impoverimento della nostra parte interiore a favore del materialismo, del possesso, della prevaricazione, del potere, non possiamo non notare che l’insorgenza di violenze e catastrofi (umane e sociali) è la logica conseguenza.


Unione per vincere la divisione

Osservando in modo distaccato la situazione del nostro mondo si potrebbe pensare che gli esseri umani siano regrediti invece di evolversi. Come se la parte dell’encefalo conosciuta come “rettiliana” avesse avuto il sopravvento sullo sviluppo delle altre due (il sistema limbico e la neocorteccia). Eppure, sappiamo bene che non è così. Di certo, un’importanza questa parte del nostro cervello deve averla nello sviluppo attuale della società, ma questo non ci deve indurre in un errore imperdonabile: credere che non si possa mutare lo stato delle cose.

Attraverso un costante cambiamento delle nostre abitudini, dei nostri atteggiamenti, vincendo quelle forzature imposte da una visione ristretta prevista dal Sistema noi possiamo arrivare a cambiare. Avere un comportamento positivo, attivo, propositivo ci può mettere all’interno di uno stato vibrazionale di apertura, permettendoci di modificare, gradualmente, anche chi, intorno a noi, tende ad avere un “movimento frequenziale” opposto. Quindi, piegare la Legge di Attrazione per coinvolgere e attrarre anche chi si sente respinto.

Potremmo, così, creare sempre più unità in un mondo che, per ora, appare sempre più diviso. Dovremmo farlo per noi e, soprattutto, per chi verrà dopo.


di Rolando Cimicchi e Sergio Tracchi

martedì 29 agosto 2017

La migrazione sociale e le regole che non ci sono. Ferrara come specchio di una nazione.



Ferrara… Parlare della situazione migratoria a Ferrara è comunque parlare della situazione generale del paese. La nostra città non è messa peggio di altre, è semplicemente l’esempio di una deriva nazionale che non avrà una via di uscita. Almeno fino a quando una serie di marce politiche condotte con il disprezzo per il cittadino continueranno a essere attuate. Ma se da una parte la responsabilità di quanto accade è sicuramente di chi governa e legifera, dall’altra il popolo (cioè tutti noi) non può far finta di non avere colpe.

 La migrazione che ha invaso -letteralmente- Ferrara negli ultimi due decenni non ha portato quello che gli “esperti” chiamano arricchimento da diversità culturale, perché se così fosse è piuttosto ovvio che questo arricchimento è rimasto nascosto ai più. Quello che si è creato è una spaccatura netta, supportata da una deriva sociale che già prima era presente, ma almeno abbastanza circoscritta.
Nel “prima”, Ferrara aveva già i suoi vagabondi, i suoi soggetti ai margini, i suoi derelitti, i suoi piccoli e grandi criminali, gli spacciatori, i tossici e tutto il cucuzzaro. Non ne era esente, ma tutto sommato la situazione, per quanto brutta, era sopportabile.

La migrazione incontrollata di persone in fuga (da qualsiasi cosa, ma alcuni anche dalla legge dei paesi di origine) ha estremizzato e aumentato quello che avevamo già in casa: microcriminalità, disagio, povertà. A questo possiamo aggiungere qualcosa che prima mancava. Il ghetto.
 Alcune zone della città si stanno trasformando in ghetti. Agglomerati di stranieri dove lo straniero diventa l’individuo autoctono: l’italiano nato e cresciuto qui.
Fai presto a dire che non devi generalizzare e che gli stranieri non sono tutti uguali, che non tutti sono qui per delinquere, che non tutti sono dei potenziali pericoli, ma se gli episodi di violenza e illegalità sono aumentati con l’arrivo di una massa considerevole di stranieri è logico pensare che questi ne siano parte.
 Certo, non piace. Non è bello e non è politicamente corretto puntare il dito. Ma ciò che succede è abbastanza lampante.

Quando avevo 25 anni –nel 1993- e di sera me ne andavo in giro in bicicletta per viale IV novembre, per Corso Piave, per Corso Isonzo, o nella zona dell’Acquedotto non venivo adocchiato da nessuno che volesse propormi l’acquisto di droga. Certo, gli spacciatori c’erano anche allora (eccome!), ma non a ogni angolo di strada.
Oggi, ti succede in macchina. Ti fermi a un semaforo e lo straniero ti fischia, ti fa un cenno, ti osserva. Cosa vorrà? Una sigaretta, un passaggio, un’informazione? No. Vuole venderti la “roba”.
Quando avevo 25 anni i parcheggiatori abusivi c’erano già, ma erano pochi e perlopiù italiani. Oggi non puoi andare in nessun parcheggio senza trovare almeno due stranieri che chiedono il “contributo”. E se non glielo dai, anche qualche centesimo, il rischio di trovare la macchina graffiata è alto.

Quindi, cosa è successo? L’arricchimento da diversità culturale che fine ha fatto?
A margine di questa vera e propria onda migratoria possiamo notare degli effetti positivi? Certo. Che l’incontro tra diverse culture possa essere benefico è certamente una verità, ma questo, però, non è solo sporadico, ma diventa irrisorio nel mare di disagio che lo circonda.
È una storia vecchia. Se vai a casa di qualcun altro la prima cosa da fare è il rispetto delle regole del padrone di casa. Punto. Non c’è discussione. Purtroppo, l’uomo è tendenzialmente insofferente alle regole, a tutte le latitudini, a meno che non ci sia un sistema (fatto e condotto da uomini che ci provano realmente) che spinga per il rispetto delle regole a qualunque costo. E questo in Italia, e a Ferrara, non c’è stato.

L’onda migratoria è stata trattata partendo dal concetto di “poverini, aiutiamoli”, che sarebbe umano e giusto, ma è pericoloso, perché non è mai stato supportato da un vero e proprio controllo e da un sistema efficace di integrazione.
L’integrazione inizia con insegnare e spiegare cosa puoi e cosa non puoi fare. E cosa rischi in caso tu decida di contravvenire alle regole.
Ahimè, in un paese in cui il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti, che cosa ci aspettavamo?
In un paese che accoglie tutti e comunque ma che non è mai stato in grado di controllare la propria criminalità come si poteva pensare di evitare la deriva che ne è conseguita? Perché l’aumento di stranieri caduti nella rete del crimine organizzato e l’aumento di organismi criminali esterni (russi, cinesi, africani) è dovuto al fatto che noi per primi non abbiamo saputo tappare le falle presenti e prevenire quelle probabili.
E tanti saluti all’arricchimento culturale… Perché se c’è stato un arricchimento, e c’è stato, si è verificato in gran parte nella parte illegale del Sistema.

È chiaro che, arrivati a leggere fin qui, il rischio che io venga additato come razzista e intollerante è molto alto. La prima potenziale accusa è falsa, la seconda no.
Non esiste il razzismo. Per definizione è una puttanata, oltre che un errore madornale, perché la razza a cui apparteniamo tutti è una e una sola. Che ci piaccia o no, bianchi, neri e colori intermedi sono tutti esseri umani. La specie umana. Punto. Per cui, dare del razzista a qualcuno è da scemi.
Intollerante…e beh…sì.

La questione del rispetto delle regole è fondamentale per capire il concetto dell’intolleranza e deve essere applicata a 360°. Se io vado in un paese straniero mi devo adattare alle regole che trovo e se non mi piacciono, perché posso trovarle non adatte a me, me ne devo andare altrove. Non è difficile come concetto.

Posso trovare un abominio certe regole che applicano certi paesi, ma chi sono io per imporre la mia volontà? E ha un senso? Può averlo nel caso in cui io trovi delle regole che per me sono disumane, ma: 1) non sono obbligato a rimanere; 2) posso far presente ciò che ho rilevato ad associazioni umanitarie che si occupano di questi casi. Punto.
Fare “come mi pare” in barba alle regole presenti so che può costarmi carissimo.

In Italia (ma non solo) questa cosa non c’è. Io stesso, cittadino italiano nato e cresciuto qui, incensurato e con la fedina penale linda, se decido di delinquere in modo pesante –omicidio, stupro, et similia- so benissimo che non marcirò in galera, che non avrò a che fare con una pena ai lavori forzati, che non rischierò punizioni corporali esemplari e non verrò giustiziato.
Se spacciassi droga, o rubassi, o rapinassi, comunque non rischierei una pena detentiva tale da farmi desistere solo all’idea.
Ma la cosa curiosa è che il nostro buffo sistema giudiziario non commina pene esemplari nemmeno ai recidivi, non solo a chi si affaccia per la prima volta all’atto criminale.

Queste cose, che sono sotto gli occhi di tutti, portano individui che realmente non hanno nulla da perdere a fare come caspita gli pare. Italiani e stranieri. Ma siccome è di questi ultimi che stiamo parlando è bene sottolineare la cosa.
Se entrano in questo paese e capiscono in fretta che andando contro la legge non finiranno su una forca o in un carcere durissimo, il passo sarà breve. Perché il nostro paese, ad ampio spettro, è un esempio perfetto che delinquere si può e non si rischia poi molto.

Ma molti dicono: qui arrivano solo i delinquenti, per forza che va a finire così.
È un’idea ridicola e anche stupida. “Gentaccia” che varca i confini per arrivare a noi ce n’è di sicuro, ma la maggior parte no e il contrario è tutto da provare. Che, invece, arrivati qui vengano “intercettati” da organizzazioni criminali e portati a delinquere, questo è un dato di fatto. Ammesso dalle stesse istituzioni in più di una sede. Il problema è come affrontare questa deriva.


E così, torniamo alla nostra Ferrara. La Zona Gad (il Quartiere Giardino…) negli ultimi vent’anni si è trasformato in un ghetto che si sta ampliando sempre più. Coinvolgendo molte altre zone di una città che già non è enorme.
Prostitute, spacciatori e delinquenti ne avevamo anche prima, l’ho già fatto presente, ma adesso siamo arrivati a un punto che definirei di rottura. E non solo di scatole.

Per motivi che mi sono ignoti si è permesso che una parte della città diventasse territorio “a parte”. Non puoi fare due passi, dopo l’imbrunire, e pensare che non accadrà nulla, perché il potenziale “potrebbe accadere” ti accompagna. Certo, piccoli episodi, per ora, niente di eclatante come sparatorie e omicidi, ma è sicuro che dobbiamo aspettare il fattaccio prima di muoverci?

Io sono contento quando so di stranieri che si sono integrati nel nostro sistema, ma sono quelli che non l’hanno fatto che mi preoccupano e non mi interessa che siano un quarto, la metà o di meno, perché il problema è che ci sono. E la Legge, per ora, non fa nulla per dare al cittadino onesto (anche straniero) la giusta dose di sicurezza.

Per l’integrazione servono regole precise da insegnare da subito, non dopo. E l’integrazione dello straniero passa anche attraverso quello che facciamo noi autoctoni e quando noi contravveniamo alle regole e la Legge non ci bastona come si deve ci dobbiamo chiedere cosa può pensare lo straniero che avrebbe una mezza intenzione di delinquere (compreso quello che lo farà perché costretto e sarà più sollevato).

In definitiva, quello a cui assistiamo è fondamentalmente colpa anche nostra.
La mia intolleranza è prima di tutto verso chi governa e legifera. Solo con leggi pesanti e repressive contro il crimine si può sperare di virare da una direzione assurda. Perché se chi delinque sa che pagherà carissimo quell’atto forse potrebbe ripensarci, ma saremmo sicuri che il segnale è comunque arrivato.

Ben venga la diversità culturale, quindi, ma non quella che abbiamo oggi. E se le cose non cambieranno, e temo che sarà così, la deriva potrebbe essere tanto pesante da non poter valutare adesso le conseguenze.

In conclusione:
C’è bisogno di regole. C’è bisogno di farle rispettare. Sempre.
Chi non è d’accordo può anche andarsene. Stranieri, ma anche italiani.

martedì 28 giugno 2016

LA RETE SENZA VERGOGNA (Due Chiacchiere A Proposito Di Internet)


La Rete, la Rete…questo universo che ci sfugge.
Mi verrebbe da dire “ci sfugge di mano”, più che dalla comprensione. Non trovate?


Un tempo lontano, anche se sembra meno, quando si aveva un dubbio su qualche argomento ci si rivolgeva ai libri. In casa, in biblioteca o in libreria era a questi (pare) vetusti oggetti che ci si riferiva. Magari si doveva perdere un po’ di tempo, ma si finiva sempre per trovare quel che si cercava.

Nell’odierno XXI secolo di compressa tecnologia superveloce tutto è a disposizione di un click. Vai su internet e hai risolto.
Architettura, storia, geografia, fisica quantistica, matematica teorica, cucina regionale, nazionale e mondiale, politica interna ed estera; evoluzione del motore a scoppio e arte contemporanea, razze canine e calcolo differenziale, albo d’oro dei mondiali di beach volley e giacimenti di berillio.
Sul web trovi lo scibile umano a portata di mouse.

Figo, vero? Mica tanto.

La Rete è un calderone in continuo rimescolamento e evoluzione dove, però, accanto a milioni di informazioni esatte ci sono miliardi di cazzate spacciate per vere.


A lungo andare questo sistema ha generato due fenomeni involontari: il “Principio di Dubbio Automatico” e il “Principio di Fiducia Per Forza”.

Purtroppo, accanto, per esempio, alla cristallina ovvietà degli enunciati delle Leggi della Dinamica si leggono altrettante cristalline scempiaggini sull’invenzione di una macchina capace di “vedere” il passato (Cronovisore).


Essendo le Leggi della Dinamica conosciute e dimostrate risulta chiaro, per il lettore attento, non scivolare nella creduloneria di una panzana grande come un pianeta di una macchina che vede il tempo (e lo fotografa!).


Ahimè, invece si realizza una cosa pazzesca: una massa indefinita ed enorme di persone crede al Cronovisore senza che esista una sola prova a sostegno, una dimostrazione chiara, qualche principio fisico che lo appoggi.
Da qui ad arrivare a qualche simpatico cerebroleso che la spara sulla ineluttabile certezza che la Terra sia piatta è un gioco da ragazzi.
Siamo ai limiti del sostenibile.

Il “Principio di Dubbio Automatico” (PDA)  nasce a causa delle tera-stupidaggini che navigano nel melmoso mare dell’informazione virtuale.
A forza di leggere queste cose si finisce per mettere in dubbio anche ciò che dubbio non dovrebbe avere.
Si mettono in discussione una serie di ovvietà scientifiche che per divenire tali hanno lottato contro il tempo, l’ostracismo delle religioni, il conservatorismo di epoche ottuse.
Tutto spazzato via, in pochi anni, dalla Rete “genera-fenomeni”.

È ovvio che ciò che è dimostrato scientificamente ha ben poche speranze di essere confutato, a meno che a farlo non sia un pool di scienziati e ricercatori con i contro attributi, ma rimane il fatto, tristissimo, che per colpa di una schiera di personaggi ai limiti della patologia schizofrenico-paranoide alcune certezze risentano del peso del dubbio.


A giocare un ruolo fondamentale in questa partita è proprio il “Principio di Fiducia Per Forza” (PFPF) che, lapalissiano direi, si giova della dilagante ignoranza nella popolazione mondiale.


Domanda: ai tempi in cui la Rete non c’era eravamo più acculturati?
Risposta: no, le cazzate circolavano libere anche allora.
Quindi, dov’è il problema?

Il problema, cari i miei naviganti, è quel che la Rete ha generato: la possibilità di spararla sempre più grossa davanti a una platea di miliardi di persone, non al bar sotto casa.

Eh già, perché al bar la stronzata rimane confinata o, mal che vada, fa il giro del quartiere e poi, una volta sputtanata, si spegne. Attraverso il web, ahimè, con siti ridondanti di paroloni a effetto e fotografie “cattura-pirla” si è moltiplicata un’intera generazione di individui sottomessi, sotto-acculturati e creduloni all’inverosimile; una platea che si beve qualsiasi cosa come fosse il Verbo in diretta dal Paradiso.


E questo perché? Per lo stesso motivo che spinge ancora oggi una marea di gente a credere a tutto quello che vomita la televisione.
«Se lo dice la tv, allora è vero».
«Se lo leggo in Rete, allora è vero».
Già, già…
Qualche esempio condito da un po’ di sano umorismo:

-Gli Ufo non sono più un’ipotesi, ma una certezza.

-Gli alieni sono sbarcati e: 1) ci dominano, 2) si sono infiltrati tra noi, 3) sono in combutta con i governi, 4) buttatene lì una voi…

-Non siamo mai andati sulla Luna/Sì, ci siamo andati e abbiamo scoperto “la qualsiasi cosa incredibile”/Non ci siamo andati, ma abbiamo fatto finta di sì/…un’altra cazzata a caso, prego.

-Esiste un complotto per tutto, anche per la ricetta della carbonara.

-La seconda guerra mondiale l’hanno voluta gli americani e gli inglesi con il benestare dell’Urss; i campi di sterminio nazisti non sono mai esistiti; la Shoah non ha mai avuto luogo; Hitler voleva solo unificare l’Europa. E Capitan America ha rovinato tutto, mannaggia a lui…

-La Terra è piatta/no, è sferica/no, è cava/no, è un ologramma (quella è la Luna, scusate)/no, è solo un’elaborazione virtuale generata da un teragigamegasupercomputer…e ‘sticazzi, no?

-Chi comanda il pianeta sono i Rettiliani. E anche il gruppo Bilderberg. E i Rotschild. E mia nonna in cariola dove la mettiamo?

-Esistono gli angeli, chi vede gli angeli, chi parla con gli angeli, chi vive con gli angeli. Chi ne ha uno custode, chi due e chi addirittura anche la colf e l’autista (sempre angelici).

-Esistono fantasmi, spiriti, entità nascoste, poltergeist…e chi chiamerai?! Ghostbusters!

-Le scie chimiche sono un’operazione super segreta segretissima  per avvelenarci tutti. Peccato che “tutti” sappiamo delle pericolosissime scie e quindi l’operazione non è più segreta. I super-testoni dell’operazione medesima allora si straincazzano e dicono che non è vero niente, ma continuano a sparare scie a destra e a manca, così impariamo…

-I vaccini ci fanno ammalare/anzi no/anzi sì/che ne so. Io però li ho fatti, sto bene e vaffanculo…

-Il Nuovo Ordine Mondiale prepara il terreno a un futuro oscuro di dominazione che…il resto a piacere.

-I Maya avevano previsto la fine del mondo/no, solo quella del calendario di un tot di anni/no, è sbagliata l’interpretazione della data/sì, ma ci ha salvato l’Era dell’Acquario/…ma adesso ci penseranno le previsioni degli Incas, dei Toltechi e degli Olmechi, offesissimi perché ignorati.

-Siamo onnivori/no, frugiveri/no, vegetariani/no, vegani/non mangiamo più e amen.

-Gli scienziati non ci dicono tutta la verità. Le Agenzie Spaziali non ci dicono tutta la verità. I Governi non dicono tutta la verità. Però noi sappiamo La Verità.
Ecco, cose buttate a caso e giocosamente irriverenti come quelle soprascritte vi danno un’idea di come funziona il mondo della Rete nell’odierno panorama.

In buona sostanza, una sequenza infinta di cazzate che non hanno nessuna possibilità di essere credibili, ma che accolgono schiere di tonti che ci cavillano sopra, scrivono “articoli” a tema e si imbufaliscono pure quando fai notar loro che raccontano stronzate senza-una-prova-che-sia-una.

Il PDA, ahimè, colpisce tutte quelle persone ancora sane di mente che si ribellano e si infastidiscono alla lettura di tutte queste scempiaggini; come detto, si è innescato un sistema di rigetto che mette in dubbio parecchie notizie, anche e soprattutto quelle che hanno provenienza certificata e magari qualche autorevole firma a sostegno.
È l’apoteosi della follia.

Il PFPF ha ampiamente dimostrato non solo che l’ignoranza è contagiosa, ma che la stupidità è più prolifica di una squadra di conigli.
Questo Principio, cardine fondante dello sfacelo culturale degli ultimi anni, permette tutto.

-John Smith è un ex agente governativo che ci svela i piani dell’invasione aliena dei lombrichi volanti di Epsilon Eridani? Gli crediamo!
-Mario Rossi dice che è stato trecento anni nel futuro e ci rivela come saremo? Gli crediamo!
-Un tizio dice che esiste una macchina che vede il passato? Gli crediamo!
Verificare? Cercare? Analizzare? Confutare? Ma per carità, non sia mai!

La Rete elargisce a ogni pico secondo una stupidaggine nuova che dopo cinque minuti avrà migliaia di “like” e “click”, generando uno tsunami nello tsunami di puttanate senza vergogna.


Gioco forza è ovvio che poi il PDA (Principio di Dubbio Automatico, ndr) ti prende anche se non vuoi, porco cane!


Per non parlare della razza di geni per eccellenza, i complottisti.
Questi super-fenomeni si inerpicano sulle alture impervie dell’eufemisticamente improbabile dando vita a tutta una serie di scempiaggini secondo le quali esiste un complotto per ogni stracazzo di cosa esistente e ogni porcogiuda di avvenimento.

Si assiste a una sequenza di notizie martellanti che, a seguirle tutte, non solo si dovrebbero riaprire i manicomi, ma costruirne di nuovi.

C’è sempre un false flag.
Nell’attentato, nell’esplosione, nella visita di un Capo di Stato, nelle elezioni, nel referendum, nel lancio del nuovo satellite, in quello che dice Trump, in quello che dice Putin, in quello che dice la Merkel, in quello che sbadiglia Gentiloni.

Non se ne esce. È sempre tutto in discussione, in dubbio. C’è sempre qualcosa sotto.
La pizza margherita? Non esiste, è una finzione.
La Nazionale è fuori dai mondiali? È un’operazione sotto copertura di agenti infiltrati del governo ombra del “che minchia ne so”.
Capito come siamo messi?


La Rete, la nostra amata Rete che ci ha unito da un estremo all’altro del mondo (piatto, rotondo, conico?) è la madre di tutta una serie di sventure che ancora non abbiamo capito quanto ci costerà in termini di sopravvivenza culturale e intellettiva.


Se il Principio di Dubbio Automatico è una conseguenza fastidiosa, ma comprensibile, il Principio di Fiducia Per Forza è peggio del virus Ebola, del vaiolo e della peste nera.

Non ci resta che sperare in una sterzata illuminatrice; non dico un ritorno allo studio, non vorrei mai che in troppi stramazzassero per la fatica, ma almeno un pizzico di buon senso.
Mah… Può essere che anch’io sia vittima di una mente telepatica aliena che mi sta fuorviando.
Ma vaff….


Saluti

Io Dissento