mercoledì 28 gennaio 2015

Vivere E Morire

(Ripropongo su questo blog questo mio scritto apparso qualche anno fa altrove. Lo trovo attuale. Buona lettura.)


Nascita e morte. 
E’ racchiusa tra queste due parole la nostra parentesi sulla Terra.
Semplice, lineare.
Nascita e morte. Esattamente come ogni altro organismo vivente.

Ma noi siamo animali strani, e quindi arriviamo a considerare la nostra vita qualcosa di più importante, di più speciale. Di più rispetto, e a dispetto, di qualsiasi altra forma di vita.
(Ok, in larga parte. Ci sono delle minoranze con qualche briciolo di coscienza, lo so. Ma sono minoranze.)
Il perché noi guardiamo a noi stessi come ad esseri speciali forse è materia per filosofi e antropologi, anche se qualche psichiatra non guasterebbe, e quindi lascio a loro le congetture e le conclusioni.
Qui, invece, io mi voglio occupare d’altro.

Quando nasciamo noi siamo cuccioli indifesi capitati in questo mondo per caso o per volontà dei nostri genitori. Da quel momento in poi, per lungo tempo, dipendiamo da essi e dalla loro capacità di assicurarci una buona crescita e un habitat sicuro (e spesso da altri fattori esterni condizionanti). Abbiamo il diritto di vivere, in sintesi. E, soprattutto, di vivere nel modo migliore possibile.
E’ un assunto che non accetta condizioni.
Nello stesso modo in cui abbiamo il diritto di vivere, così abbiamo il diritto di morire.
E anche il dovere.
E’ brutto, lo so. A nessuno piace pensare alla morte.
Il problema nasce dal fatto che nella nostra società (in modo particolare quella occidentale) esiste un vero e proprio concetto sbagliato di morte.
Insegniamo ai nostri bambini ad avere paura della morte, come se fosse una cosa orrenda che succede se fai qualcosa di sbagliato. E quando essi diventano adulti, come noi, rimangono atterriti dall’idea della morte come se fosse uno spauracchio da esorcizzare, un mostro da combattere, un male da evitare.
Non è così.

Il ciclo della vita comprende tre fasi: nascita, esistenza, morte.
Punto.
C’è poco da sorprendersi, l’universo funziona così, che piaccia oppure no.
Parlo dell’universo non a caso.
Tutto, nell’universo, ha un suo percorso che non è diverso da quello di noi umani, ma noi dimentichiamo spesso un principio enunciato per da Lavoisier:
“Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.”
Pertanto, la morte non è un orribile cosa che giunge per sopprimere e cancellare la nostra esistenza, ma soltanto un naturale processo per la fine di un ciclo.
E’ chiaro, da qui in poi si potrebbero aprire dibattiti sull’anima, sullo spirito e su altre cose, ma non è questo che intendo fare. Se vi va, potete farle da voi queste riflessioni.

Prima ho parlato di diritto e dovere di morire.
E’ la verità, che piaccia o meno.
Così come dobbiamo vivere, dobbiamo morire. Non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, stravolgere questo stato di cose. Che senso avrebbe?
Vivere per sempre? E per quale motivo?
Possiamo vivere più a lungo, possiamo migliorare la qualità della nostra vita, ma poi, infine, è giusto che il ciclo finisca.
Quello a cui voglio giungere con questo lungo discorso, è una cosa delicata.
Molto delicata per quella parte di nozioni che appartengono alla morale comune.

Se è vero, come è vero, che in teoria (su questo fate una riflessione sulle popolazioni del terzo mondo) noi tendiamo a volerci assicurare una buona qualità della vita, lo stesso non si può dire sulla qualità della nostra dipartita.
Ci sono dei casi in cui il modo in cui si muore ha molta importanza, ed è legato a stretta mandata con la qualità della vita.
Per capire questo c’è bisogno di esempi.
Una persona colpita da una malattia invalidante che la renda inabile al punto tale da non essere più autosufficiente, e che in questa condizione rimarrà fino alla sua fine, ha il diritto di poter essere curata, assistita, controllata in ogni momento. E’ un suo diritto, come ho detto, e la società ha il dovere di assicurargli tutto questo.
Se questa persona, però,  in grado intendere e volere, non volesse più vivere in simili condizioni?
Se smettesse di volere un’esistenza privata di tutto quello che dona dignità ad un individuo?
Non scaldatevi tanto.
Pensate sia semplice diventare veri e propri schiavi di un corpo che non risponde più?
Riflettete su cosa vorrebbe dire non poter essere in grado di mangiare, bere, muoversi, andare in bagno, lavarsi senza l’ausilio di un aiuto esterno.
Una condizione dove persino comunicare senza l’aiuto di apparecchi sia impossibile.
Se una persona così volesse morire, dire basta, chiedere di essere lasciata andare, che male ci sarebbe? Soprattutto, dove sarebbe il male?
Forse ci opponiamo perché la nostra morale ipocrita non accetta di andare contro le leggi del divino? Perché pare che sia spesso il fattore religioso a fare da ago della bilancia.
Laddove non c’è, si sente spesso parlare, comunque, di diritto alla vita.
Diritto?
Qui non si parla di omicidio, come qualche titolato scriteriato vorrebbe metterla.
Quando una persona gravemente malata muore, non diciamo spesso che “ha finito di soffrire”?
E allora, perché non consentire a chi lo vuole di porre fine ad una sofferenza inutile?
A chi lo vuole, ho detto, non a tutti indiscriminatamente!

Qualcuno ha detto che l’eutanasia è disumana.
Ed è umano volere che qualcuno rimanga paralizzato in un letto fino alla fine dei suoi giorni, per di più contro la sua stessa volontà? E’ umano obbligarlo a rimanere prigioniero di un corpo che non funziona più?
Avete mai dato un’occhiata sul dizionario alla voce eutanasia?
Vi aiuto io:
Eutanasia – morte non dolorosa provocata in caso di prognosi infausta e di sofferenze ritenute intollerabili.
E poi parliamo di diritti umani…
Come sempre, ci dimostriamo insensati nei nostri giudizi e nei nostri convincimenti.
Avere il diritto di vivere è qualcosa di intoccabile, ma altresì il diritto ad una morte dignitosa è ancora più importante.
La nostra società si riempie la bocca con la storia dei diritti, con i precetti della chiesa, con la filosofia della vita e come sempre lo fa guardando un solo lato della medaglia.
Si parla di vita, senza guardare agli altri aspetti ad essa legata.

…sofferenze ritenute intollerabili…
Io non vorrei essere, un giorno, nelle mani di chi decide per me se devo soffrire o no e se si, per quanto tempo. E non vorrei che nessuno di quelli che amo si trovasse in una situazione simile.
Non c’è senso alcuno nel voler forzare un’esistenza che ha smesso di avere significato. Questo si che sarebbe disumano.
Ed aggiungo che è disumano, pensatela come vi pare, permettere che ci si svegli da un coma di anni e anni in uno stato semi-vegetativo per poi sopravvivere in uno stato di semi-esistenza.
Non è un inno alla vita, ma puro egoismo.

Noi nasciamo, esistiamo, moriamo.
Dovremmo occuparci con eguale civiltà di ognuno di questi aspetti.

Dovremmo… ahimè.




Alla prossima




sabato 24 gennaio 2015

L'Oscuro Incantesimo

(Uno sfogo...)


Sono cresciuto in un mondo che è gradualmente mutato intorno a me. Lo ha fatto sempre, perché la Storia è questa: un continuo mutare, cambiare, evolvere. Eppure, ora, osservo ciò che mi circonda e grazie a internet posso guardare anche molto lontano, in angoli del globo che non potrei raggiungere fisicamente.
Da molto tempo quello che vedo non mi piace più. E’ vero, la natura dell’uomo è fondamentalmente rimasta la stessa, ma adesso sembra che abbiamo alzato l’asticella per nuovi tipi di sopruso, di violenza, di dominio, di abuso. Non riesco a capirlo. Da tempo abbiamo in mano le chiavi per rendere la vita di tutti molto migliore, per cambiare le regole e far diventare la nostra casa, il nostro pianeta, un posto bello, sicuro, senza oscurità.
La mia natura cinica non mi è stata donata dalla genetica, ma dall’esistenza all’interno di una società umana che invece di migliorare, imparando dalle lezioni del passato, ha sistematicamente esasperato i suoi aspetti peggiori. Sono diventato cinico grazie all’esperienza che la vita mi ha regalato, e il grosso del problema, per me, è che io non voglio questo cinismo. O meglio, non lo vorrei.
Vorrei poter guardare i bambini che giocano e pensare che il loro domani sarà una continua meraviglia, un continuo esplorare, imparare, crescere senza smettere di giocare e sorridere; invece, mi rendo conto che la maggior parte di loro avrà dall’esistenza regali molto meno romantici e luminosi.
Costringiamo i nostri figli a crescere in una Terra dominata dall’odio, dalla sete di potere e denaro, dall’idea di dominio dell’uomo sull’uomo, dal concetto di superiorità, dalla discriminazione; insegniamo loro che esistono diversità cattive, nocive, da estirpare ed eliminare e quando non lo facciamo noi, come genitori, ci pensa il mondo intorno a loro a inculcargli i peggiori e bassi istinti che hanno sempre fatto la differenza nella Storia.
Il mondo in cui cresceranno non sarà migliore di questo perché la tecnologia ci avrà portati su Marte o su un pianeta lontano, o perché la medicina avrà estirpato il cancro, o perché potremo coltivare mais e granoturco anche sule rocce o sulla sabbia. Il mondo in cui cresceranno sarà peggiore. Come oggi è peggio di ieri.
Lo facciamo noi, così. Noi creiamo il futuro. Il nostro e anche il loro.
Invece di far capire ai bambini che è l’individuo che può sbagliare, ancora oggi ne facciamo una questione di razza, di bandiera, di colore della pelle, di cultura, di ricchezza e di povertà. Insegniamo loro a dividere. Da subito.
Eppure, basterebbe così poco per iniziare a reinventare un futuro che sembra già scritto. Cominciare a porgere una mano, iniziare ad essere meno cattivi e crudeli a prescindere. Meno egoisti.
Lo so, la natura dell’uomo è questa, ma l’evoluzione ci ha fatto scendere dagli alberi e ci ha fatto camminare, pensare, creare. Perché non possiamo iniziare noi, di nostra volontà, un nuovo passo evolutivo? Smettere di essere i crudeli e violenti bipedi che siamo e capire che è l’unità che ci aprirà l’ingresso per un futuro davvero migliore, sotto ogni aspetto.
Non vi soffermate mai a pensare a che tipo di esempio siamo per i nostri figli quando le nostre parole sono piene di odio, di cattiveria, di prepotenza, di arroganza, di violenza, ma anche di potere, di superiorità, di opportunismo, di egoismo?
E’ questo il mondo in cui siamo cresciuti e in cui cresceranno anche loro. Continuare a puntare il dito sugli altri, sulle colpe e le responsabilità degli altri, non ci farà sentire meglio in eterno, perché presto o tardi dovremo riconoscere le nostre, di colpe. Le nostre responsabilità.
Quanto ancora dovrà alzarsi l’asticella perché arriviamo a capirlo?
Quando guardate i bambini pensate al mondo che vivono dentro di loro e a quello che gli stiamo facendo. Loro sono puri, semplici e avrebbero il diritto di crescere in un ambiente che dona loro il meglio di quello che siamo.
Abbiamo dimostrato in tante occasioni di poter essere migliori di aggressivi mostri affamati e crudeli; abbiamo esempi, nella storia, che ci danno la possibilità di capire come cominciare a cambiare. Esempi di come siamo capaci di costruire, invece di distruggere. Di donare, invece di estorcere.
Abbiamo, dentro di noi, la possibilità di creare un futuro diverso per loro, ma anche per noi, invece del macello che abbiamo portato fin qui.

A volte mi capita di svegliarmi all’alba e di andare subito alla finestra, nella speranza che qualcosa, durante la notte, abbia spazzato via la parte peggiore di noi. Purtroppo, non esiste questa magia, ma solo l’oscuro incantesimo che osservo ogni giorno.


venerdì 23 gennaio 2015

Diversità





Comincio col dire che io vorrei essere un pacifista. Mi piacerebbe, davvero, ma questo vorrebbe dire mostrare il fianco a quello che mi circonda.
Sono un essere umano e per forza di cose sono fallibile e non ho la verità in tasca.
(Diffidate da quelli che sembrano averla tra e mani, la verità, sono i più pericolosi.)
Hermann Hesse disse:  «Se guerra ci sarà per molto tempo ancora, forse per sempre, il superamento della guerra rimarrà il nostro fine più nobile e l'ultima conseguenza della civiltà cristiano-occidentale. »
Io la preferisco così: « Se guerra ci sarà per molto tempo ancora, forse per sempre, il superamento della guerra rimarrà il nostro fine più nobile e l'ultima conseguenza della civiltà. »
Il fine più nobile. Il fine ultimo. L’illuminazione avvenuta nelle menti di noi tutti per il prossimo passo evolutivo.
…mmm…troppa roba. Ricomincio.

Mi piacerebbe non dover dire «Io sono un pacifista! », perché vorrebbe dire che la guerra non c’è.
Invece, in questo letamaio che è diventata la nostra cara, vecchia Terra, dove ti giri c’è una guerra, un conflitto, un battibecco, una rissa. Non c’è verso di riuscire a stare fermi senza tirar legnate a destra e a manca.
Se diamo un’occhiata alla Storia, cosa che facciamo sempre per i motivi sbagliati, ci accorgiamo che i periodi storici realmente di pace praticamente non ci sono stati. Beh, sì, forse nel Neolitico, ma non ne sarei tanto sicuro.
L’Uomo è spinto da un istinto aggressivo ai limiti dell’irrazionale, lo so, ma come facciamo ad invertire questa tendenza? E, soprattutto, è possibile?
La risposta cinica è: no.
La risposta realista è la medesima.
La risposta politicamente corretta è: attraverso la cultura e l’educazione dei nostri figli possiamo ambire ad abolire la guerra dalle generazioni future.
Mi rendo conto che l’ultima è una stronzata colossale e presumo ne conveniate tutti.
Perché? Ve lo spiego subito.
A partire dall’infanzia noi insegniamo alla prole il concetto di diversità, non quello di uguaglianza. Ahimè, è proprio questa una delle ragioni che spingono la nostra specie a dar battaglia continuamente e senza sosta. Perché tutto ciò che è diverso da noi, sia che si parli di cultura, di religione, di colore della pelle, di provenienza, di estrazione sociale è sinonimo di potenziale pericolo.
Vi sembra di no?
Eppure è piuttosto facile verificare questa affermazione. Basta che vi guardiate attorno.
Nonostante sia cosa nota quello che penso dei mass media (per un chiarimento vi rimando a questo articolo del blog  http://lavocenellombra.blogspot.de/2015/01/le-marionette.html e a quest’altro articolo dell’amico Sergio Tracchi http://newhackthematrix.blogspot.it/2015/01/la-disinformazione-dei-media.html ), essi sono estremamente esplicativi per il caso in questione; basta sfogliare un quotidiano a caso o ascoltare un telegiornale qualsiasi per rendersene conto, o magari guardare una delle tante trasmissioni di intrattenimento che la televisione ci propina di continuo. Troviamo casi di disparità ovunque, spesso velati da falso moralismo da quattro soldi.
La politica è principesca, in questo. Destra contro sinistra. Ha senso che due fazioni politiche esistano se entrambe dicono di volere il bene del proprio paese? Ovviamente no.
E lo sport? Lo sport dovrebbe essere la punta di diamante dell’uguaglianza, come nella frase storica “L’importante non è vincere, ma partecipare”, erroneamente attribuita al fondatore delle Olimpiadi moderne, De Coubertin (che la pronunciò soltanto, citandone la fonte: il vescovo americano Ethelbert Talbot). Nella pratica sportiva, fatti salvi pochissimi esempi e non sempre costanti, la competizione si trasforma in qualcosa di feroce e l’attaccamento ai “colori” rappresentativi, siano essi nazionali o meno, diventa ossessivo, quand’anche aggressivo. Ha senso che lo sport divida invece di unire? Assolutamente no.
Per non parlare della religione, vera e propria macchina discriminatoria e belligerante ( non me ne vogliano i credenti e i fedeli di qualsivoglia culto, ma se ne facciano una ragione).
Dall’alba dei tempi, dal momento della creazione del primo totem, idolo, icona, Dio, c’è sempre stata una battaglia tra chi aveva un Dio e che ne aveva un altro. Tra la verità di uno e quella del suo antagonista. E anche adesso le cose non sono tanto cambiate, basta vedere il comportamento dei “buoni cristiani”, come amano definirsi. In via del tutto teorica, due dei basamenti del cristianesimo dovrebbero essere la tolleranza e la solidarietà, ma, in tutta onestà, quando vengono applicati?
Primo: tolleranza verso cosa? Ma per tutto, che discorsi! Dalla diversità come concetto, al diverso come individuo.
Secondo: solidarietà verso chi e quando? Ma verso chiunque e sempre, non ci sono restrizioni.
Eppure, la religione non mantiene le promesse che fa. E non solo quella cattolico/cristiana, ma anche quella ebraica, quella islamica e tutte le correnti che ne sono derivate e che, tutte, predicano le medesime cose di cui sopra (sì, anche quella islamica, basta leggere il Corano).
Dalle religioni toglierei il buddhismo, dal momento che le divinità (Deva) non rappresentano la centralità come avviene per gli altri tre grandi culti monoteisti e la centralità, il Dio Supremo, è importante per capire come si sviluppa il pensiero “sbagliato”. Esso si manifesta come il Creatore e la sua parola è legge. Esso ti obbliga, non ti indica, come, cosa, quando, dove e anche perché. Per essere un’Entità Superiore è palesemente egocentrica e l’egocentrismo, piaccia o no, è parecchio umano.
Ma ipotizzando l’esistenza di Dio, di qualsiasi culto, ha senso che Dio ti dica di essere tollerante e solidale se poi, nella pratica, tu ti comporti in modo palesemente opposto? No, c’è poco da ribattere.

Dando un’occhiata ad altro, avete mai notato come il nostro intero sistema sia pervaso dal potenziamento della diversità come fattore di disgregazione?
Guardate i confini nazionali sulla carta geografica. Due persone che abitano a cento metri l’una dall’altra, ma divise dal confine, si stanno antipatiche per la bandiera che le rappresenta. E più si scende in piccolo, dai confini nazionali a quelli regionali, provinciali, ci sono dispute sempre accese, cenni di scherno, antipatie.
E i confini, badate bene, non esistono. Non esiste Italia, Francia, Russia, Stati Uniti, Paraguay, Cambogia. Non esistono. Sono concetti fumosi, retrogradi, antichi, senza senso. Sono linee tracciate sul mappamondo e non ne troverete traccia sulla terra che calpestate.
Ma il Sistema vi racconta che noi (italiani) siamo diversi dai francesi. E anche dai russi. Per non parlare dei cambogiani. E in cosa siamo diversi? Quante volte ve lo siete chiesto?
Rispondetevi.

E poi, ah, beh, certo, poi c’è il massimo della diversità che ancora oggi tiene banco. Il massimo che il Sistema tende a spingere nella mente della gente: il colore della pelle. Inutile che facciate tanto i moralisti, il razzismo è insito nella natura umana. Purtroppo, è sbagliato il concetto. Già, perché quella a cui appartenete voi e tutti gli altri abitanti (umani) di questo pianeta è la stessa, medesima razza. Quindi, razzismo è un concetto scemo, poiché non esistono tante razze umane, ma una sola.
Il bianco, il nero, il meticcio, il giallo (chissà poi perché…non sono gialli!) sono tutti uguali, tutti.
Eppure ci stiamo sulle palle a vicenda che è una meraviglia.
Pensate che un bianco sia diverso da un nero o da un meticcio o da uno più pallido o da uno più scuro? E in cosa sarebbero diversi?
Ecco, bravi, rispondetevi.

Arrivati fin qui è il caso di riprendere in mano il concetto da cui siamo partiti. La guerra.
Finché esisteranno divisioni all’interno della comunità umana ci saranno sempre guerre. Sempre. È bene farsene una ragione, perché è un circolo da cui, per ora, non si esce.
Io posso rinunciare alla mia salvaguardia personale e non combattere, se attaccato, per un bene più grande, come lo può essere la dimostrazione di un concetto fondamentale come l’uguaglianza, ma sono umano, sono fallibile e ho anche dalla mia il principio di autoconservazione. E quindi tendo a difendermi.
Sono intelligente e posso rinunciare alla vendetta, ma comunque reagirei e questo, forse, non è tanto in linea con la frase “Io sono un pacifista”.
Preferisco, però, questa frase: “Io non sono per la pace, sono contro la guerra.”
E’ bella e fa effetto, ma sono sicuro, oggi, di poterla applicare sempre?
No.
No, perché ci sarà sempre un umano che non la penserà così e vorrà qualcosa di mio, vorrà impormi un credo, vorrà togliermi un principio, vorrà abusare della mia vita e farà queste con la forza. Sempre con la forza della violenza, che è, a tutt’oggi, l’unica forma di comunicazione globale che conosciamo.

E invece siamo tutti uguali.
Camminiamo, mangiamo, beviamo, dormiamo, facciamo l’amore, pensiamo, parliamo tutti allo stesso modo e le differenze che ci dividono dovrebbero arricchirci e indicarci il prossimo passo evolutivo, partendo dall’educazione della nostra prole.
Ma questa è utopia. È aria fritta.

E continueremo a scannarci l’uno con l’altro come poveri idioti senza cervello.
Prospettiva per niente carina, presumo.



Alla prossima.

sabato 17 gennaio 2015

Le Marionette

(Ringrazio Sergio Tracchi che mi ha ispirato questo scritto attraverso il suo articolo "La disinformazione dei media" che potete trovare qui http://newhackthematrix.blogspot.it/2015/01/la-disinformazione-dei-media.html )




Sei una marionetta.
Sì, lo sei. Non ti piace sentirtelo dire, ma non ci puoi fare niente.
Sei una marionetta che risponde a delle sollecitazioni, quelle di chi tira i fili.
Ti spiegherò perché.
Nel frattempo, se vuoi puoi vomitare anche così, liberamente, semplicemente pensando che in questo preciso momento, mentre stai per farlo, il motivo ti viene fornito in qualsiasi angolo del globo.
Un bambino o una donna torturati o uccisi.
Un uomo che fa fuoco su altri uomini.
Aerei che bombardano intere città.
Ragazzini che si fanno saltare in aria come bombe umane.
Militari che sparano sulla folla.
Impiccati appesi per le strade.
Centinaia di persone giustiziate in uno stadio.

Ti sembra troppo? O troppo lontano da te?
Ti avvicino la percezione, allora.

Nell’appartamento vicino al tuo, a tua insaputa, un padre sta violentando sua figlia. E la moglie, madre della figlia, se non vuole prendere una valanga di legnate non dirà nulla. Quando addirittura non è complice.
Di notte e di giorno, nelle strade delle nostre città al sicuro dai bombardamenti, individui come te spacciano droga ai ragazzini, che diventeranno tossicodipendenti e andranno a rovinare intere famiglie.
Il prete che dice messa nella parrocchia dove vai da una vita è un pedofilo. Abusa di bambini e ragazzini nelle silenziose stanze religiose, sotto l’effige di Gesù Cristo.
L’esercente di un negozio che frequenti da anni, a causa della crisi economica, si è ridotto a chiedere un prestito a uno strozzino, perché la sua banca non gli fa credito. Lo strozzino vorrà indietro la somma triplicata, se non decuplicata, altrimenti lo farà gambizzare.
Una donna ha partorito un bambino poco lontano da dove abiti. Lo ha fatto in casa sua. Per motivi che possono essere tanti, e tutti assurdi, il neonato finirà in un cassettone dei rifiuti.

Ti basta?

Nei palazzi che esercitano il potere politico/giuridico/legislativo girano persone in giacca e cravatta che tu giudicheresti perbene e che invece fanno affari con le organizzazioni criminali per accaparrarsi favori e denaro.
Le lobby del potere economico fanno gli stessi affari sia con il potere politico che con quello criminale, per le stesse ragioni.
Più in alto vai, nelle gerarchie di potere, più la commistione con il crimine è profonda, quando addirittura non è la stessa cosa.
Ti è abbastanza chiaro il quadro?

Quando osservi il piccolo mondo che ti circonda, quello più vicino a te, ti sembra di vederlo tranquillo, sereno. Hai i tuoi problemi quotidiani, le tue ansie, le tue preoccupazioni, ma tutto sommato definisci tutto questo “normalità”. Quello che ti sfugge è la visione di insieme.
I canali d’informazione ti bombardano con tutto e il contrario di tutto. Ti sei mai chiesto perché?
Perché farti vedere l’esplosione di un autobomba a Gaza e il rapimento e uccisione di una ragazzina in Italia per poi affiancarci la partita della domenica o la pubblicità sull’ultimo smartphone? Che senso ha?
Ce l’ha, un senso, credimi.
Il principio al quale si ispira tutto questo è quello della confusione. Più sei confuso e più reagirai d’impulso. E il primo impulso è quello di fuggire dalla realtà che ti mettono di fronte. Trovare qualcosa che ti dia conforto, che ti dia sicurezza, che generi benessere anche quando non potresti permettertelo.
È curioso e sembra paradossale, invece è esattamente quello che deve essere fatto per ottenere l’effetto desiderato: renderti manipolabile.
Generare confusione è importante affinché tu abbia davanti delle scelte predefinite alle quali non potrai sottrarti. In questo modo, quando servirà, tu sarai un perfetto strumento di servizio.
Lo so cosa pensi, che sono tutte stronzate. Perché hai visto politici indagati, super latitanti incarcerati, grossi nomi dell’industria processati, Presidenti condannati. Purtroppo, era quello che dovevi vedere. Quello a cui dovevi credere.
Esattamente come l’autobomba a Gaza. O la ragazzina rapita e poi uccisa.
È successo davvero, lo so anche io, ma quello che sfugge alla tua attenzione è perché, subito dopo la terribile notizia, parta la pubblicità, o la partita di calcio, o lo spettacolo d’intrattenimento.
Il Potere ha bisogno della tua legittimazione, per agire, e così ti dice quella che sembra una sola, ineluttabile verità e una sola, ineluttabile realtà, ma insieme a quella aggiunge la sua mano amica, la sua docile carezza, il suo emolliente profumo per farti sentire al sicuro. Anche quando tu sei portato a mettere in dubbio il Potere stesso.
Già, perché anche i tuoi dubbi fanno parte del gioco. Anzi, la forza dei tuoi dubbi sono l’espediente più geniale del Potere perché è attraverso questo che tu credi che il Potere non esista.
Ed è così che creano te. Noi. Le marionette.
Le cose terribili che ti ho detto all’inizio sono tutte vere e accadono, tutte, intorno al tuo mondo. Quello più lontano e quello più vicino. Io ti ho tolto qualcosa, raccontandotele, e non ho aggiunto una cosa importante.
Ti ho tolto l’intrattenimento e lo svago. Ti ho levato la distrazione, in modo che potessi percepirle meglio. In modo che le potessi “sentire” veramente.
Quello che non ho aggiunto è la ragione per cui queste cose avvengono. Ragioni che quando ti vengono dette dal Potere sono sempre monche, mancanti di qualcosa, unidirezionali.
La “ragione per cui” è sempre sfuggevole, nascosta, detta a metà, mai completa.

Ti hanno mai detto perché sono iniziati e continuano i tanti conflitti sparsi per il mondo? E quando lo hanno fatto ti hanno dato ragioni valide o solo una versione della storia?
Quando un uomo picchia o violenta una donna ti hanno mai spiegato perché accade? E ti hanno mai detto perché questi crimini odiosi (tanti dei quali chiusi tra le mura domestiche) aumentano invece di diminuire?
Perché la droga dilaga invece di essere fermata?
Perché le organizzazioni criminali proliferano invece di essere disinnescate?
Ti è mai venuto in mente che queste cose siano necessarie?
Sì, adesso puoi farti prendere davvero dalla nausea, se vuoi.

Io ci ho riflettuto parecchio, sai, e sono giunto alla conclusione che il Potere ha bisogno che tutto questo esista. E lo strumento perfetto per farlo esistere è l’Uomo.
L’Uomo è un essere imperfetto che vive nel mondo imperfetto da lui stesso creato nel corso dei millenni. Eppure, lo sai bene, basta guardarsi indietro per avere a portata di mano gli esempi per non commettere più i medesimi errori.
Nonostante questo, non si fa nulla per arginare realmente il degrado che l’Uomo è in grado di provocare, ma lo si incita.
Quello che vedi attorno a te è il Caos.
Il Caos è la strategia perfetta. All’interno di esso le marionette sono semplici da gestire. Ti appare strano, lo so, perché pensi che io sto affermando cose che vanno contro quello dico; io parlo proprio di questo e se lo faccio, secondo te, allora non può esistere un simile “progetto”.
Eppure, io come tantissimi altri, centinaia di migliaia, faccio parte di questo piano astuto. Perché è legittimando il “libero pensiero” che il Potere assolve se stesso.
E adesso puoi anche sentirti male del tutto, sai?
Perché centinaia di migliaia di “liberi pensatori” sono necessari perché tutto proceda. Sono, anzi, essenziali.
Dopo averti propinato il disastro domestico, quello ambientale, la carneficina, la tragedia, l’attentato, aggiungono l’emolliente dell’intrattenimento e infine, il colpo di genio: chi, come me, ha capito cosa succede.
Tutto questo si chiama manipolazione.
E siamo TUTTI manipolati.
Tu, io. Tutti.
Noi, le marionette.

Adesso, se permetti, vado a vomitare anch’io.



Alla prossima.