mercoledì 18 febbraio 2015

IO DISSENTO


"Non mi unisco a chi appoggia e a chi critica la Festa della Liberazione. Preferisco ribadire cosa penso di ciò che ci siamo lasciati alle spalle settant'anni fa."


Vorrei spendere qualche riga per esprimere il mio pensiero a proposito di un argomento che, in tempi delicati come i nostri, sembra venir fuori un po’ troppo spesso.
Il ritorno ad una dittatura per avere più ordine e rigore. Vi dice niente?
Non riesco a capire tutta questa nostalgia per un sistema che nega innanzitutto la libertà di espressione. Questo tipo di libertà non è qualcosa che puoi definire in due parole. Essere liberi di esprimersi significa tante cose e per gente che è nata e cresciuta proprio con questa libertà bella e servita non dovrebbe essere facile immergersi in una simile realtà. Invece (a parole) pare di sì.
Già, a parole.
Sono tutti bravi a dire che se ci fosse Tizio le cose andrebbero diversamente e non ci sarebbero questi o quei problemi; o che se ci fosse Caio avremmo lavoro per tutti e pensioni e scuole e altre amenità.
Quando le persone parlano di Dittatura non sembra che sappiano di cosa parlano.
Questo sistema di governo non implica che ci sia una legittimazione popolare, ma esattamente il contrario e, di conseguenza, tutto ciò che fa il governo (dittatoriale) va bene anche se non va bene al cittadino. In altre parole: o sei d’accordo, o sei contro il Regime. E se sei contro il Regime, beh, non puoi aspettarti un buffetto e una reprimenda. Proprio no.
Nazismo, fascismo, comunismo sovietico, comunismo (socialismo) cinese sono alcune tra le prove documentate più note che la forma dittatoriale non ammette punti di vista alternativi.
“Io dissento” non esiste sotto una dittatura.
Certo, puoi pensarlo, ma dirlo può costarti caro.
Alcuni dei punti più assurdi su cui puntano coloro che inneggiano al ritorno di questa forma di governo sono: la giustizia, l’ordine, l’equità, il lavoro.
Tutte e quattro queste cose sono, in un sistema dittatoriale, subordinate alla volontà del dittatore e del suo entourage di governo.
Qualcuno sostiene che il Sistema in cui viviamo sia una forma di dittatura silenziosa e questo è vero solo in parte. Questo perché siamo Noi a permettere che un certo tipo di azioni vengano fatte e altre no. Il sistema in cui ci troviamo (in Italia o in un qualunque altro paese europeo) implica che il governo prenda delle decisioni che poi saranno applicate alla vita dei cittadini, ma essendo questo sistema democratico può essere che i cittadini non siano d’accordo. Ad essi è permesso dissentire, protestare, insorgere. Soprattutto, è permesso votare.
Per ora dissentiamo e protestiamo, ma non siamo ancora insorti. Però votiamo. Ogni volta che lo facciamo mettiamo qualcuno nelle condizioni di decidere per noi, non con noi, per una strana forma di subordinazione che abbiamo, noi popolo, accettato di buon grado e silenziosamente.
Certo, qualora fossimo davvero esasperati, potremmo insorgere, magari facendolo con sistemi altamente civili, come ad esempio il blocco delle produzioni industriali, ma siamo troppo pigri per farlo e, come ho già detto un miliardo di volte, non stiamo ancora così tanto male (esasperati? Non troppo).
Se dovessimo farlo, il governo avrebbe due scelte: venire a parlamentare con noi o usare la forza.
La differenza sta in queste cose. In un sistema dittatoriale non solo non puoi dissentire o protestare, ma insorgere (anche civilmente) ti costerebbe la vita. E votare sarebbe un’utopia.
Quello che non capiscono le persone che straparlano di ritorno del Duce, di Hitler, di Stalin, è che sotto questi sistemi di governo ti è concessa solo la libertà di pensare. Tutto il resto deve essere in linea con quanto dice la Dittatura.
Qualche esempio?
Non esiste la possibilità di esprimere un parere diverso da quello del Regime.
Se il Regime dice che ti devi sposare, tu ti sposi.
Se dice che gay è male, tu sei etero.
Se dice che la musica straniera non si ascolta, tu non la ascolti.
Se dice che devi lavorare sette giorni la settimana, lo fai.
Qualsiasi cosa decreti il Regime Dittatoriale per te è Legge e non puoi esimerti. Non Puoi.
Ora, le persone nate e cresciute in un sistema dove puoi dire, fare, urlare, non fare, negare e poi assentire vorrei che mi spiegassero come potrebbero adattarsi, dall’oggi al domani, ad un sistema coercitivo come questo.
Esempio: il Regime ha deciso che tu sei un reazionario. Tu neghi e dici che non è vero. Pensi di aver diritto ad un processo equo? Non solo non lo sarà, ma sarà difficile che tu possa avere un processo. Verrai preso e sbattuto in galera, bene che ti vada. Questa è la giustizia di Regime.
Legge e ordine? Un insieme di regole che devi rispettare sempre e non sono consentite deroghe. Pensate sia semplice? Sapete quanto è facile infrangere una regola anche inavvertitamente? No, non lo sapete, perché non siete nati sotto una dittatura, ma dentro un sistema elastico che può adattarsi a qualsiasi situazione. 
Però, anche nella Dittatura esiste la corruzione. Ah, sì, quella esiste anche lì!
Se hai infranto una regola, ma puoi comprarti il silenzio, puoi farlo. Non si dice, certo, ma si fa.
E nelle dittature, tutte quante, corrompere si può. Perché c’è sempre qualcuno pronto a farsi comprare, qualcuno che può essere ricattato, qualcuno che ha meno scrupoli, ma, attenzione!, sotto le dittature non esiste la giustizia giusta, ma vige quella sommaria. Quindi, chi hai comprato ieri ti si può rivoltare contro oggi. E se hai scelto male l’obiettivo, sulla forca ci finisci tu.
E il lavoro? Il lavoro è subordinato alle direttive di Regime e non puoi contestarne le formule, nemmeno se sono palesemente ingiuste e inique.
La scuola? Ogni forma di insegnamento sarebbe vagliata secondo criteri essenzialmente unidirezionali. Quindi si imparerebbe solo quello che vuole il Regime, solo come lo vuole e nei modi e nei tempi che esso prevede. Informazione plurale? Te la puoi scordare.

Noi occidentali viviamo in un sistema marcio nelle sue fondamenta, ne sono consapevole, ma è anche vero che non dovremmo mai dimenticare che possiamo (ancora) scegliere cosa, come, dove e anche perché. Questo Sistema ormai deragliato e palesemente in via di implosione ci da ancora la possibilità di informarci su un piano multimediale vero. Possiamo ancora (potremmo, ad essere onesto) riuscire a far andare le cose diversamente.
Ci devono essere leggi e ci devono essere regole, ma egualmente dovrebbero esserci diritti. Dico dovrebbero perché il problema dell’occidente non sono le forme di governo, ma le persone che li compongono, la corruzione che dilaga al loro interno. Sono le persone, i governanti, il vero problema.
Ma quando si parla di Dittatura ci si dimentica che i diritti all’interno di questa forma di governo sono assolutamente e iniquamente subordinati ai voleri della Dittatura stessa. Quindi i cittadini avranno oneri e doveri, ma ben pochi onori e diritti.
La Libertà, espressa in tutte le sue forme, Non Esiste All’Interno Di Una Dittatura.

Bisognerebbe sforzarsi di ricordare che esiste una massima che, se applicata, risolverebbe la maggior parte dei problemi: La mia libertà termina dove comincia la tua, e viceversa.
La forma dittatoriale, invece, prevede un solo tipo di punto di vista, il proprio.

Tra i tanti e detestabili mondi in cui potevo nascere, preferisco ancora questo, dove posso ancora dire, liberamente: Io Dissento.


mercoledì 11 febbraio 2015

L’ULTIMA PAROLA DA RICORDARE


Non c’è più scampo, l’unica regola è fuggire.
Lontano dai resti marci
di quest’immondezzaio che ancora
insistiamo a chiamare casa.
Qui l’unica cosa che rimane
è l’insistente odore di morte
e di falsi Dei
e ideali fasulli.
Basta. Ora basta.
Andiamo via da qui.
Perché è già troppo tardi
e poi la cancrena colpirà anche noi.
Speranza è una parola
ormai senza senso da troppo tempo.
Speranza non c’è mai stata.
Né per me.
Né per te.
E nemmeno per i bambini già nati
e già infettati dal morbo,
e nemmeno per quelli che nasceranno.
Perché nasceranno…
E saranno i nuovi carnefici
e le nuove vittime.
Questo è ciò che ci aspetta,
il futuro luminoso di pace,
misericordia e amore…
Tutti proiettili che si conficcheranno
come lame putride,
nelle carni, nelle menti,
nelle anime,
negli spiriti,
nelle vite già morte di ogni nascituro
di questo mondo insanguinato.
Fuggiamo.
Vieni via!
Fallo per me, scappa,
e che sia lontano da tutto
così lontano quanto l’arcobaleno all’orizzonte,
lontano oltre le soglie del visibile.
Qui è già tutto morto.
Morto.
Di morte toccato e di morte straziato.
Morto come il pensiero
come il sogno
come la poesia e il mistero.
Morto perché di morte l’uomo sospinge
quel veliero fumoso chiamato futuro.
Abbiamo distrutto tutto…
Salviamo almeno questo.
Il nostro ultimo respiro.
L’ultima essenza che non abbiamo mai capito.
Fa che si salvi quell’ultimo sussurro
di un’esistenza passata a negare d’esser vivi,
passata a cancellare la magia dell’essere,
passata a distruggere il sogno del giorno dopo.
Perché domani non ci sarà.
Come non c’è stato ieri.
Noi che abbiamo camminato
in un eterno oggi,
maciullato dalle vergate dell’idiozia,
dell’indifferenza e dell’ipocrisia.
Senza mai avere altro scopo
che non fosse quello di vincere.
E avere,
e possedere.
E conquistare.
Ma cosa?
Cosa, maledizione, cosa?!
Nulla!
Niente!
Siamo niente
lo siamo stati per talmente tanto tempo
da dimenticare l’istante
d’inizio di questo frastuono che chiamiamo vivere.
Questo insensato e perdurante macello.
Figlio mio.
Amore mio.
Scappiamo via.
Che qui non è più posto da un eternità
per chi pensa e sogna
e per chi immagina e per chi spera
per chi fa di un istante
il cristallo prezioso da conservare.
È finita.
Non c’è più tempo.
Vieni via.
Il cancro si diffonde e presto toccherà anche a noi.
Fuggiamo.
E che sia per noi ‘domani’

l’ultima parola da ricordare.

giovedì 5 febbraio 2015

LA SOLITA VECCHIA STORIA (?)

L’Italia è un paese strano, l’avevate notato anche voi? E’già abbastanza strana la posizione geografica, che ci ha visti dominatori, dominati, divisi, accorpati, ma la situazione politica ha dell’incredibile.
Ci riflettevo giusto qualche giorno fa e poi, come è naturale che sia, arriva la notizia che non ti aspetti, ma avresti dovuto.
“Gli ex del Movimento 5 Stelle formano Alternativa Libera.”
Eccoli qua. Esattamente come gli altri, o peggio? Che dire, per ora non resta che aspettare, ma va da sé che, forse, qualcosa non quadra(va) nel M5S. Io me lo ero posto diverse volte, il quesito.
Un partito che nasceva come un’idea nuova, come una voce corale contro il sistema, come un grimaldello per forzare le serrature a doppia mandata della politica logora e consunta della nostra Repubblica; un partito che nasceva dal concetto semplice di “Stato al servizio del popolo”.
Eppure, sin dai suoi primi vagiti, si era intravista una strana ombra di non-democrazia all’interno del partito stesso. Un’ombra che, in seguito, si sarebbe chiarita molto bene, definendo i ruoli. Grillo e Casaleggio sono i deus ex machina e solo loro decidono chi, come, cosa, perché.
Certo, a sentire loro (soprattutto Grillo) il Movimento è assolutamente democratico nel suo statuto e nell’organizzazione, ma questo appare vero solo in parte, anche perché i componenti allontanati (o epurati, fate voi) non lo hanno fatto tutti di loro spontanea volontà (direi pochi) e le linee guida, soprattutto iniziali, da seguire nei confronti dei mass media non le aveva decise il Movimento nella sua interezza, ma solamente i due fondatori.
Ora gli epurati vanno a formare una nuova realtà politica e il nome (Alternativa Libera) ha effettivamente un che di polemico con il Movimento, non trovate?
Non bastava aver già avuto la cancellazione della Democrazia Cristiana (perché il partito di Casini cos’è?) con una emorragia di ex democristiani confluiti ovunque, dalla sinistra radicale, al centro-sinistra, al centro-destra; non bastava aver assistito al suicidio del Partito Comunista e alla nascita di Rifondazione, Comunisti Italiani, poi Sel, aggiungendo l’Ulivo, l’Unione e poi il Partito Democratico; non bastava nemmeno aver visto l’harakiri del Movimento Sociale, diventato Alleanza Nazionale per poi sparire all’interno del pantagruelico Popolo delle Libertà. Non bastava aver avuto partiti, partitini, partitacci di ogni ordine e grandezza.
Il Movimento 5 Stelle nasceva per dare una identità nuova alla politica di questo paese, ma in realtà non l’ha mai fatto. O, se l’ha fatto, l’operazione è parzialmente riuscita e, infatti, la nascita di un altro (ancora) partito proprio dalle costole del M5S fa comprendere come non si riesca ad uscire da questo pantano che è la concezione politica italiana.
Per dirla come un vecchio detto: ognun per sé e Dio per tutti.

Non mi fidavo prima di un Movimento che non si batteva sin dall’inizio sul medesimo terreno del potere e non mi fido oggi, a maggior ragione.
Il concetto è semplice: se vuoi battere il potere lo devi affrontare dove questo è più forte e, soprattutto, devi fare in modo che la gente ti senta.
L’Italia è un paese di anziani. Sono veramente tanti. E gli anziani, la grande maggioranza, guarda la televisione e legge i giornali: i due media per eccellenza e non solo in Italia. Sono pochi, percentualmente, quelli che navigano su internet, ma vanno tutti a votare. Io mi ricordo bene che tanta gente mi diceva, poco prima delle ultime elezioni politiche, che non sapeva se votare Grillo perché faceva tanto rumore, ma non si sapeva cosa volesse fare.
Perché impediva ai suoi accoliti di partecipare a quelle trasmissioni dove avrebbero potuto dire cosa voleva fare il Movimento e, sopra ogni cosa, avere un contradditorio?
Sì, lo so che i grillini si sono diminuiti lo stipendio e si battono come leoni in Parlamento, che cercano di fermare il Potere, ma allora cosa significa Alternativa Libera?
E se erano tutti d’accordo, perché ora non lo sono più?

Io non scriverò le mie conclusioni, le lascio trarre a voi. Però, vi lascio con un pensiero:
da ogni parte lo si ascolti, il pensiero politico di OGNI parlamentare e OGNI partito è diretto al bene del paese, al ritorno alla prosperità, alla soluzione dei problemi che ci affliggono. Se sono tutti d’accordo, perché non si è ancora fatto niente?
La solita vecchia storia (?).


Alla prossima.