mercoledì 4 novembre 2015

La Colpa

La colpa non la vuole nessuno.

La colpa è una parola che si tende a scaricare sempre su altri, o su altro, anche a costo di diventare irragionevoli e illogici. Ci si è sentiti dire spesso, durante gli anni della crescita, che si deve essere responsabili delle proprie azioni; lo hanno fatto i genitori, i nonni, i fratelli e le sorelle più grandi, ma anche gli insegnanti, a scuola. Anche in età adulta abbiamo sentito parlare del senso di responsabilità. Dai nostri superiori, ad esempio, o dai datori di lavoro. Nonostante le due parole possano essere legate tra loro (c’è vicinanza tra le frasi essere colpevoli di qualcosa  e  essere responsabili di qualcosa), è proprio la parola Colpa che fa mettere le mani avanti.   Arrivati all’anno di grazia 2015 ne abbiamo viste di tutti i colori, da tutte le parti e senza escludere niente e nessuno; il perfido gioco dello scaricabarile è diventato una norma, anziché un’eccezione. Non solo, ma abbiamo perso (noi popolo) completamente il lume della ragione, andando a cercare responsabili/colpevoli ovunque, senza nemmeno tentare di comprendere come e perché certe cose siano accadute e per reale (lapalissiana, direi) responsabilità di chi.
Come siamo diventati così ottusi? Questa è una gran bella domanda.
Ne avrei un’altra: eravamo dei fenomeni fino a qualche tempo fa o più semplicemente siamo solo peggiorati?
Mi piacerebbe sapere la vostra opinione.
 Nel frattempo, occupiamoci di qualche esempio chiarificatore e facciamolo puntando il dito su alcune cose di estrema attualità.  

Oggi la situazione politica italiana è indefinibile. Il dopo-Berlusconi è stato un trotterellare senza senso tra presunti esperti economisti salva tutto, elezioni senza risultato e successivi balbettii di figure da operetta messe sullo scranno più alto senza che si sia giunti ad uno straccio di miglioramento. Anzi, è vero il contrario. Riavvolgendo il nastro ci si accorge che la destra dava la colpa alla sinistra e viceversa. Ogni volta che un’elezione dava un risultato, l’eletto di turno tuonava contro il precedente governo per la situazione che si era trovato in mano. Così, quando il governo cadeva, o giungeva al termine della legislatura, si ritornava alle urne con le solite promesse. Le stesse che ascoltiamo oggi. Contro chi tuona Renzi? E Letta, Bersani, Monti, Berlusconi, Prodi con chi se la prendevano? Ma con chi c’era prima, ovvio. Purtroppo, chi c’era prima era parte dello stesso sistema scriteriato che il cittadino ha sempre accettato con il suo assenso. È possibile, quindi, che noi-popolo si sia corresponsabili di questa situazione grottesca e drammatica?   Oggi sembra che la colpa sia solo del Pd (che non saprei se definire sinistra o destra, onestamente) e pare che tutti quanti abbiamo dimenticato che in Parlamento siedono gli stessi che erano presenti anche prima della situazione attuale. Il Pd è diventato il Demonio nella stessa misura in cui prima lo era soltanto Berlusconi.
Siamo noi ad avere la memoria corta? Non possiamo aver dimenticato che non esiste partito, in Parlamento, che non abbia avuto (o abbia) corrotti, collusi, indagati e condannati. Certo, abbiamo il Movimento 5 Stelle. Una ventata di aria fresca, almeno nelle facce e nella fedina penale (per ora), ma prima di farmi una vera opinione vorrei che gli fosse data la possibilità di governare. Il che significa che, ancora una volta, la palla passa a Noi. Non ci piace, ma è così. Ma se si salva solo questo partito, per quale motivo sono in tanti a prestare ancora ascolto a tutta quella masnada di furfanti che occupano il resto del Palazzo? Abbiamo rimosso dalla memoria le Leggi Ad Personam, le promesse sempre disattese su pensioni, lavoro, economia, la imperdibile ignominia dell’entrata nell’Euro senza un referendum; non c’è stato un solo governo che non abbia tirato l’acqua al proprio mulino e riempito le proprie tasche e ancora abbiamo il coraggio (e la sventatezza) di dire che alle prossime elezioni voteremo Pd, Forza Italia, Lega Nord e altro ciarpame. Diamo la colpa a tutti, continuiamo a votare gli stessi figuri e alla fine ci lamentiamo perché siamo in balia di questo sistema. La colpa di chi è? Vi siete mai domandati perché e come siamo arrivati alla situazione attuale? Non c’è stato nessun colpo di stato, nessuna forzatura anticostituzionale. Semplicemente, il popolo ha permesso (con il silenzio-assenso) che un governo dopo l’altro facesse tutto quel era necessario per arricchire un’unica casta, rendendola quasi inattaccabile. La loro. E quando sono state approvate leggi che evidentemente andavano contro la logica, il cittadino (noi) si è solo lamentato, ma senza insorgere.    

Passiamo ad altro. Un argomento molto delicato. L’immigrazione.
Qui assistiamo quasi ad un plebiscito. È altissima la percentuale di italiani che vede gli immigrati come un problema da sradicare. Se abbiamo carenza di lavoro è colpa degli stranieri che ce lo portano via. Se abbiamo criminalità in crescita è colpa degli stranieri. Se abbiamo più tasse è colpa degli stranieri. E via dicendo. Gli stranieri sono IL problema. La Colpa è tutta loro. E se non fosse così? Se invece la causa di tanti problemi fosse da un’altra parte? Nello specifico: si evidenziano di continuo le note negative legate agli immigrati, ma quasi mai le cose positive. Sarebbe come dire che, dal momento che l’Italia è la culla di Mafia, N’drangheta e Camorra, allora tutti gli italiani sono dei criminali. È un concetto che non sta in piedi. Il vero problema legato agli immigrati è da cercare più in alto. Noi tendiamo a vedere la colpa nell’effetto, non nella causa.   Si riversano in Italia (e in Europa) migliaia di persone dalle zone più disagiate dell’Africa e dell’Asia perché gli viene permesso di farlo. E questo non avviene da qualche mese, ma da sempre. Una vera regolamentazione  non c’è mai stata. Un vero controllo non si è mai effettuato. Si è solo tentato di arginare il problema e regolare alla meglio una situazione  insostenibile in partenza.  
Vi siete mai chiesti perché esiste il Terzo Mondo?
E chi lo ha creato? O è sempre stato lì, ma lo scopriamo adesso?
Il termine è entrato a far parte del linguaggio politico nel 1955, nella conferenza di Bandung, per poter distinguere i paesi in via di sviluppo che non facevano parte di quelli ad economia di mercato e di quelli ad economia centralizzata. Quelli capitalisti e quelli comunisti, Patto Atlantico e annessi e Patto di Varsavia, ad essere concisi. Ma il termine “in via di sviluppo” era obsoleto già allora.
Oggi siamo arrivati ad avere una nuova classificazione: il Quarto Mondo. I paesi più poveri della Terra, dove istruzione, speranza di vita alla nascita, reddito procapite sono da considerare ridicoli. La cosa che sfugge a molti è che tutti questi paesi sono stati, in passato, delle colonie. L’Europa, in particolare, ha tiranneggiato in lungo e in largo.
Gli Stati Uniti d’America, anch’essi nati come colonia, non solo hanno sterminato i popoli che abitavano le terre da loro occupate, ma hanno importato schiavi dall’Africa senza riserve (o pensate che le popolazioni nere d’America siano autoctone?).  

Ora, dopo essere stati dominati, schiavizzati, sfruttati, dissanguati in ogni senso, questi popoli ancora non hanno alzato la testa dal fango. A parte quelle colonie asiatiche divenute potenze, come l’India ad esempio (il cui cittadino medio non è comunque economicamente all’altezza di un europeo), la quasi totalità degli Stati africani vive in uno stato di povertà, con governi dittatoriali armati dai paesi ricchi, multinazionali che ne depredano ancora le risorse ed emergenze umanitarie all’ordine del giorno. Gli stati del medio oriente sono in continua lotta. Uno contro l’altro, tutti contro tutti. Una guerra oggi, una domani e i popoli in mezzo, a subire le conseguenze di regnanti dissennati. Poi la questione palestinese e lo spauracchio israeliano che minaccia chiunque abbia qualcosa da ridire (curioso, uno stato che non dovrebbe esistere è uno dei più ricchi del mondo, nonché potenza nucleare). Così, in questa situazione da orrore vero, arriviamo alle migrazioni.
Spinto dal desiderio di fuggire dalla miseria, dalle guerre, dalle malattie, dalla carestia, dalla schiavitù, un intero mondo si muove lentamente verso il Primo Mondo. Il nostro. Questa gente porta tragedie nelle proprie valige. Certo, molti non sono santi e a causa di queste mele marce noi facciamo di tutta un’erba un fascio e li giudichiamo. Diamo la colpa a loro, come se fosse veramente loro la responsabilità del mondo in cui sono nati. Invece la colpa è nostra. Del comportamento dei nostri Stati e che noi abbiamo sempre evitato di giudicare veramente. Giudichiamo questa massa che arriva. I negri, li chiamiamo.
Qualcuno ha detto che dovremmo aiutarli a casa loro. Curioso, a casa loro noi portiamo armi e prendiamo petrolio, oro e altre cose che ci servono.   Allora, di chi è la colpa?

Ci lamentiamo che alcuni di loro siano dei violenti e dei criminali e io vi do ragione. Ma andate a cercare notizie su cosa ha fatto il buon uomo bianco da quelle parti e poi ditemi chi ha cominciato. Il gioco di “chi ha iniziato a fare che cosa” può essere illuminante per capire perché un certo tipo di effetti si sono manifestati.    


  La colpa è una brutta bestia.
Come dice il vecchio adagio: è come i debiti, non la vuole nessuno.
Però, è chiaro, da qualche parte il colpevole esiste.
Perché, che piaccia oppure no: nulla accade senza una ragione; se si manifesta un problema significa che qualcosa lo ha provocato.
Queste due frasi sono di una banalità sconcertante, eppure le applichiamo soltanto a ciò che ci fa comodo, invece di farlo con tutto.

Mi fermerò qui con gli esempi (che rimangono tali e scelti proprio perché di attualità) , però mi piacerebbe che passasse un desiderio di riflessione dopo aver letto queste righe. Vorrei che si smettesse di puntare il dito su qualcuno o qualcosa senza aver prima soppesato le reali dinamiche che hanno portato all’effetto.
Cerchiamo le cause, prima di lanciare invettive e ponderiamo su quanto noi stessi, nel nostro piccolo, possiamo essere responsabili di qualcosa.  
Esistono infinite variabili da considerare, quante sono le infinite potenzialità dell’essere umano.
Non è mai tempo sprecato quello passato a riflettere prima di giudicare, perché nel mondo in cui viviamo emettere una sentenza sommaria, o “di pancia” se preferite, è diventata una pratica abituale. Che vi piaccia oppure no, è sbagliato.

È estremamente liberatorio ammettere di aver commesso un errore, di qualsiasi tipo. Ed è nella nostra facoltà di esseri intelligenti poter tornare sui nostri passi e correggere il tiro, quando comprendiamo di aver puntato il dito sulla parte sbagliata.  
La Colpa non è un tumore maligno, non è un virus mortale. Può averla ognuno di noi senza dover morire.
Ma non è nemmeno qualcosa che puoi scagliare a piacimento, senza pensare.  
La Colpa esiste.
Prendiamoci tutti le nostre responsabilità prima di emettere sentenze.