martedì 3 maggio 2016

BENVENUTI SULLA TERRA

(Questo è quello che io considero un po' il mio "manifesto" di pensiero. Scritto dodici anni fa e ancora valido. Credo.)

-Preambolo-

Quattro miliardi e mezzo di anni.
Questa è l’età, più o meno, del nostro sistema solare.
Ed è anche, all’incirca, l’età del nostro pianeta. La Terra. Il terzo dal sole. Gli esseri umani sono comparsi da poco tempo, rispetto all’età della Terra, e nella loro forma attuale da ancora meno.  Senza scendere troppo nel dettaglio, l’uomo moderno (Homo sapiens sapiens) è apparso tra la fine del Paleolitico e l’inizio del Mesolitico. 

Gli archeologi e gli antropologi ci insegnano che la Storia come la conosciamo diventa tale, e quindi smette di essere Preistoria, con l’avvento delle prime forme di scrittura. Circa, senza essere troppo pignoli, 3500 anni fa.
Le caratteristiche principali della specie di primati a cui apparteniamo sono la grande intelligenza, la capacità di adattamento, la laboriosità e, ultima ma non ultima, la preponderante aggressività.

-Fine del preambolo.-

Benvenuti sulla Terra, cari terrestri.  Pare che questa palla che gira attorno al Sole se la cavasse egregiamente anche prima della nostra comparsa. Si, è vero, catastrofi ne ha subite parecchie (i dinosauri ne intuirono qualcosa), ma tutte assolutamente naturali. In fondo, un asteroide che ti centra in pieno, lo spostamento dell’asse di rotazione o l’inversione dei poli per un pianeta sono cose normali. Che poi le specie che lo abitano possano o meno subirne conseguenze, insomma, fa parte del grande gioco della vita (e della morte). 

Ma perché Madre Terra stava bella tranquilla anche senza di noi? Piuttosto semplice, ma per quelli di voi che si intestardiscono sull’utilità dell’Uomo, farò un esempio: se piove e noi lasciamo aperte porte e finestre di casa permettendo all’acqua di entrare, siamo poco accorti, ma se prendiamo dei secchi per buttare dentro più acqua allora siamo scemi. Semplificando: questo pianeta una volta era azzurro e verde. Oggi è un bel po’ grigio. In senso letterale.

Se nessuno ve l’ha mai detto: Benvenuti sulla Terra.
Non mi meraviglio che non dedichiate mai un pensiero al “sasso cosmico” che ci ospita, del resto avete costantemente problemi ben più gravi a cui pensare, no?
Però, prendiamoci qualche minuto e facciamo un giretto.

- Ad una stima approssimativa datata Luglio 2010, le specie viventi che abitano Casa Nostra sono circa 1,7 milioni. Lo sottolineo per i distratti: questo numero è da considerarsi parecchio al di sotto di quello reale, perché rappresenta le specie che abbiamo classificato. Vuol dire che ce ne sono innumerevoli che ancora devono essere scoperte. Infatti, sembra che la forbice da considerare come attendibile sia tra le 7 e le 20 milioni di specie.
Però, 1,7 milioni è ugualmente un bel numero, non trovate? Bene, considerate che di questa cifra incompleta noi rappresentiamo 1.
Proprio nel senso di uno, del numero 1.
1 contro 1,699,999 di specie classificate.
Tenetelo a mente questo rapporto, dopo vi servirà.

- Il delicato sistema che permette la vita sulla Terra è regolato da diversi fattori. Giusto per non essere tacciato di pedanteria vi accennerò poche cose: la distanza dal Sole, la massa del pianeta, il suo campo magnetico, l’equilibrio dell’atmosfera, la presenza di acqua.
Tenete a mente anche questi dati, torneranno utili.

- Alla domanda «Esistono altri mondi con presenza di vita nell’universo?»  la maggior parte degli studiosi non recalcitranti o fossilizzati sul concetto fumoso di creazionismo (un dedalo di allucinanti corridoi verbali mistico-religiosi che non portano a un accidente) risponderanno che «È  improbabile che la vita si sia sviluppata solo sulla Terra».
Il perché è presto detto.
Solo nella nostra galassia esistono circa 100 miliardi di stelle, una discreta parte delle quali sono simili al nostro Sole; nell’universo conosciuto (da noi, cioè pochino) si stima ci siano miliardi di galassie. A voi le debite proporzioni.
Quando scendiamo nel dettaglio, con gli amici astronomi, salta fuori che non è ancora stato individuato un solo pianeta vicino anche solo simile alla Terra. (A parte Marte, certo, però se escludiamo l’incommensurabile fortuna di scoprire qualche microrganismo, possiamo dire che forse Marte era simile alla Terra. E comunque, era.)
Quindi?
Quindi conosciamo solo questo, per ora. Ricordatelo.

- In ogni periodo della storia della Terra, dal momento della comparsa della vita, c’è stato cibo per tutti. E quando non ce n’è stato, per disastri, mutamenti climatici, catastrofi e quant’altro, comunque qualcuno si è salvato dalla mazzata. E la Terra ha continuato ad andare avanti per la sua strada, rimettendosi in sesto e dando spazio, e cibo, ai nuovi arrivati nel panorama vivente.
Anche questo facile concetto non va tralasciato.

Molto bene. Siete annoiati? Nessun problema, sono sicuro che se accendete la televisione ci sarà sicuramente qualche televendita interessante o magari l’ultima ondata di sano gossip che non aspetta che voi. Se invece avete voglia di continuare a stare qui con me, vi introdurrò al passo successivo. Quello dove comincerete a capire il senso della frase:

BENVENUTI SULLA TERRA.

Faccio io gli onori di casa, ma solo perché, essendo anche mia e non essendoci nessuno disponibile oggi, mi sembra educato non lasciarvi soli. E poi, caspita, vi ho invitati io!
Non aspettatevi fronzoli e fiocchetti però. Da adesso in poi le cose si fanno piuttosto serie, molto più serie di quanto non siano state finora.
Perché va bene che mi sono preso l’onere (e l’onore) di farvi da anfitrione, ma è anche ora di guardare le cose come stanno.
Pronti?

Un gatto, appostato dietro un albero, vede avvicinarsi un topo. Il gatto si distende, si rende quasi invisibile, e resta in attesa. Ha fame e sa che il momento è ormai arrivato. Il topo, dal canto suo, non è proprio sicuro, ma d’altronde è affamato anche lui, e deve cercare del cibo.
Quando si trova alla giusta distanza, il gatto scatta dal suo nascondiglio e dopo un brevissimo inseguimento agguanta il topo. Con una zampata lo uccide, poi lo mangia.
Si chiama sopravvivenza, ed è una legge di natura.

Un uomo sta guidando la sua macchina in cerca di un parcheggio. Lo trova e, senza curarsi che c’era qualcun altro in attesa, posteggia l’auto. Il tizio in attesa scende dalla sua macchina e gli va incontro protestando, arrabbiato, e nasce un alterco. Le parole e i toni si esasperano e i due uomini iniziano a picchiarsi.
Risultato: uno dei due rimarrà a terra ucciso dall’altro. Si chiama omicidio, ed è una legge umana.

Nel mondo animale vige la legge del più forte. Ma è una legge che anche l’essere umano segue. Il problema sorge sulle motivazioni che spingono a seguire questa legge.
Come detto prima, gli animali di tutte le specie seguono un istinto primario che è dettato dalla sopravvivenza. Non c’è una ragione astrusa o filosofica per cui uccidono, aggrediscono, divorano, azzannano. Rispondono solamente alla loro natura di prede e predatori.
Alla loro posizione nell'ecosistema.
Nella preistoria anche i nostri progenitori hanno risposto a questa legge. Circondati com’erano da una natura selvaggia, tentarono in tutti i modi di sopravvivere: uccidendo per mangiare e uccidendo per non essere uccisi.
Lentamente, nel corso del tempo, le cose sono via via cambiate. L’Uomo prese coscienza del suo potenziale, del suo ingegno, e iniziò a imporre la sua supremazia. Parallelamente, si rese conto che uccidere, tutto sommato, era anche piacevole. E che essere più forti, e più potenti, dava dei vantaggi.
Scoprire cosa fosse il potere, in qualunque forma, scoprire la portata della violenza, iniziò a cambiare le cose. In ogni senso.

Che differenza c’è tra gli esseri umani e il resto del mondo animale? Una semplice differenza. L’uomo uccide per potere, per gloria, o anche solo per il gusto di uccidere.
Gli animali no. Lo fanno per risposta a semplici istinti primordiali.
Vi sembra insensato? O banale?

Si dice spesso che ciò che differenzia noi umani dal resto degli animali è l’intelligenza. Ed è innegabile il progresso che, grazie all’intelligenza, ha portato la razza umana dov’è oggi.
Ma qui sorge un piccolo quesito.
Dove siamo?
Eccoci.

Benvenuti sulla Terra, cari miei.
Benvenuti su un pianeta dove una razza sola ha dato vita all’arte nelle sue forme più disparate e affascinanti; dove la creazione e la fantasia dell’intelletto hanno dato vita ad opere di imprescindibile bellezza, di immenso valore estetico, di enorme fascino e durata; dove la genialità ha permesso l’avvio della scienza, dello studio, dell’invenzione, della tecnologia; un pianeta dove miliardi di persone un tempo non sapevano le une delle altre e che oggi si parlano in tempo reale a migliaia di chilometri di distanza; dove in ogni luogo ci sono segni della magnificenza dell’Uomo e della sua operosità e del suo genio; un mondo dominato dallo splendore di questo mammifero dall’intelligenza sorprendente e manifestamente superiore.

Benvenuti sulla Terra.
Dove se sei ricco o povero fa differenza. Se sei bianco o nero fa differenza. Se sei alto o basso fa differenza. Se sei maschio o femmina fa differenza. Dove tutto, sempre, comunque, crea una differenza, una disparità. Dove c’è sempre un debole e un forte.
Un mondo dove uccidere è giudicato un delitto ignobile, eppure abbiamo migliaia di morti al giorno proprio per omicidio.
Un mondo dove l’Uomo combatte l’Uomo per alti e nobili motivi come il denaro, il potere, il credo religioso, l’opinione politica, il colore della pelle, la nazione di appartenenza, l’ideologia.
Un mondo dove tutti gli uomini sono uguali, ma tutti si sentono diversi e migliori (o peggiori).
Un mondo dove un uomo solo è capace di dar vita ad un ecatombe, armando le menti di suoi simili che credono in quello che dice.

Benvenuti sulla Terra.
Quella di un secolo, il ventesimo, che ha visto ammazzare circa 175.000.000 di persone solo per guerre. Guerre di potere, di religione, di danaro, di supremazia, di ideologia.
Guerre, cari Terrestri. E le guerre sono un’invenzione umana.
Un secolo, il ventesimo, di cui non dispongo di dati sul numero degli omicidi al di fuori di un panorama bellico, ma che sono pronto a scommettere è di diversi milioni di morti.
E il ventesimo secolo da poco trascorso è solo la punta di un massacro che dura da millenni.
Perché questo è il pianeta dell’Uomo e della sua giustizia sommaria.
Perché questo è il mondo che ci è stato consegnato dai padri dei nostri padri e dagli avi dei nostri avi.
Un pianeta totalmente e costantemente insanguinato dalla ferocia e dalla mostruosità dell’Uomo.
Un mondo dominato da una razza selvaggia e crudele che non si ferma davanti a nulla, mai.
Questa razza di criminali ha imparato e studiato, nel corso dei secoli, metodi sempre più efficaci per uccidere. Uccidere sempre.

Ora, io lo so cosa pensano alcuni di voi. E posso immaginare i vostri sguardi indignati. Pensate che non è così, o almeno che non è tutto questo quello che siamo. E avete ragione.

Benvenuti sulla Terra, quindi.
In un mondo dove tanti uomini e donne hanno professato la fratellanza e la pace.
Dove in tanti si sono battuti indomitamente per il rispetto dei diritti di ogni essere umano.
Dove ogni giorno c’è qualcuno che si adopera per salvare una vita.
Dove ogni giorno c’è qualcuno che si adopera per salvare un animale.
Dove ogni giorno c’è qualcuno che si adopera per salvare un oceano, una montagna, una foresta, un lago, una specie in via di estinzione, un tratto di costa, l’atmosfera.
Dove ogni giorno qualcuno tenta di alzare la voce per essere ascoltato, difendendo i diritti di tutti.  Soprattutto di quelli che non possono difendersi.
Un mondo che ha avuto Gandhi, Gesù Cristo, Martin Luther King.
Un mondo dove puoi trovare bontà e gentilezza.

Purtroppo, non basta.
Perché la razza umana ha abbattuto Ghandi, Martin Luther King e anche Gesù Cristo.
Ed è vero che i loro insegnamenti non sono stati dimenticati, ma è anche vero che il massacro è comunque continuato. Indistintamente.
Persino i cristiani, coloro che seguono la dottrina di Cristo, si sono macchiati di crimini orrendi.
E probabilmente non era questo che Gesù aveva in mente.
Nessuno dei grandi pensatori e pacifisti e idealisti aveva in mente di mettere a ferro e fuoco un pianeta intero per assoggettarlo ai propri ideali, ma è quel che successo.
Nessuno pensava che un bastone potesse fare la differenza.
L’ha fatto.
E il bastone è diventato una spada. Poi un fucile. Poi un mitra. Poi una bomba. Poi un missile.
E mentre qualcuno credeva che potesse far più danni la penna della spada, è stata quest’ultima ad avere l’ultima parola.

Benvenuti sulla Terra, cari conterranei. Cari coinquilini.
Benvenuti sul pianeta verdazzurro. Che stiamo contribuendo tutti a far diventare grigio. Il pianeta dalle acque blu e dalle terre verdi come le foreste, marroni come la terra e le rocce, bianche come i ghiacci.
Il pianeta che si dipinge di rosso per il sangue che spargiamo di continuo senza che ci sia uno straccio di maledetto motivo che sia uno.

Benvenuti sulla Terra.

Un pianeta dove noi esseri umani siamo una minoranza assoluta (1 contro una stima approssimativa di 1.700.000 specie conosciute), ma ci siamo eretti a padroni indiscussi e assoluti.
Un pianeta che aveva un equilibrio delicato, dovuto a tanti fattori. Equilibrio che noi stiamo compromettendo giorno dopo giorno, senza remora alcuna. Inquinandone acque e terre, rovinandone l’atmosfera.
Un pianeta unico per noi. Perché rovinato questo, non potremo traslocare altrove. Posto che un altrove ci sia e chissà dove.
Un pianeta che ha dato cibo e spazio a tutti, prima di noi. Ma noi stiamo consumando le sue riserve e disintegriamo il suo spazio.

Quindi, alla fine, cosa rimane di tutto questo lungo discorso?
Un dato oggettivo terrificante, che potreste aver sentito o letto in qualche film o in qualche libro creato da menti, fortunatamente, in grado di vedere come stanno veramente le cose.
Noi umani assomigliamo a un virus.
Certo, un virus piuttosto particolare.
Ci moltiplichiamo a grande velocità, ci espandiamo, divoriamo tutto ciò che incontriamo e devastiamo il luogo che ci ospita. Se questo già non fosse abbastanza allucinante, abbiamo l’esigenza e la tendenza spasmodica a volerci far fuori anche tra di noi.
Noi non siamo la razza dominante della Terra, noi siamo l’aberrazione più spaventosa che abbia mai calcato il pianeta.

Ma la Terra, questa palla di roccia che gira attorno al Sole, ha una speranza.
Per più di quattro miliardi di anni ha vissuto il suo ciclo vitale alla mercé delle sole forze della natura e dello spazio. Quindi, nel suo habitat ideale.
Noi, minuscoli virus, la infestiamo da un battito di ciglia della sua età.
Considerando la spettacolare violenza di cui siamo capaci possiamo sperare, per la Terra, che ci rimanga ancora qualche millennio da vivere, non di più.
E per quanto saremo in grado di devastarla, rovinarla, mutilarla, la Terra un giorno sarà libera (se non si libererà prima essa stessa) dalla nostra presenza.
Possiamo essere certi che in un milione di anni essa ricomincerà a vivere, dimentica di noi.
Ma come ho detto, questa è una speranza. Una speranza per la Terra.

Ora, prestate molta attenzione alle prossime righe… Io ho un brivido orribile ogni volta che le rileggo.

Nel caso invece che fossimo in grado di arrivare a distruggerla per sempre, la cosa avrebbe un peso diverso. Arriveremo a macchiarci di un crimine talmente enorme da far impallidire tutte le atrocità commesse dalla nostra comparsa ad oggi. Vorrebbe dire, per usare una frase “umana”, che l’universo arriverebbe a piangere per il primo omicidio su scala cosmica.

Eccoci alla fine...terrestri.
E Benvenuti sulla Terra, dunque.
Né mia, né vostra, né di Dio, né del caso.
Benvenuti sulla Terra. Madre e padre e figlia del senso dell’universo.
Benvenuti su un granello di roccia che vive e cammina nel cosmo infinito,  dove noi rappresentiamo così poco da non contare nulla.

Buon viaggio.

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